Niente, volevo solo scrivere

Strano, sono in treno e scrivo. Una novità. Mi stavo chiedendo, ripercorrendo i binari verso Piadena, cosa significa davvero l’espressione “sto bene sola”. Cioè: stai bene nel senso che sei appagata dalla solitudine, esci, fai cose senza nessuno intorno, ti trasmette serenità evitare il contatto umano oppure sei sola “sentimentalmente”? Perché sono due cose diverse. Se passi il tempo con molte adorabili persone con cui ami stare ma non è amore non sei sola, sei single. 

“La libertà non mi dà forza ma solo insicurezza”

Stare bene soli, ma per davvero, che ti alzi la domenica mattina e ti senti ok. Anzi, magari ti guardi nel riflesso del frigo e ti accorgi che è bella questa giornata, sei bella tu. Tre anni fa è stato il mio momento X per capire se sto bene sola e ho pensato per molto tempo che sì, me la cavo bene. Ahah come mi so divertire. 

E però non sono mai stata sola se non si tolgono quei momenti in cui io mi isolavo, di mia spontanea iniziativa, altro vizio che forse dovrei togliermi e che ho dai tempi del Liceo. Non ci sono motivi particolari, mi piace sparire per qualche ora soprattutto andando dentro ai musei e sedermi e non fare il giro delle opere ma stare lì, passeggiare (nelle Gallerie d’Italia sono nel mio regno, a volte mi prenderei un caffè davanti a Fontana). 

Ogni giorno con qualcuno con cui ho scelto di stare, ogni giorno un buongiorno e una buonanotte, ogni giorno un’invenzione. Non perché sia una vita ricca di brio, è una vita normale ma piena, però dopo un anno di “sto bene sola” e non sono sola; dopo due anni di “sto bene sola” e non sono sola; dopo tre anni di “sto bene sola” ora capisco che no, non so stare poi così sola. Il contatto umano, con cui ho un rapporto di amore-odio da sempre, ma più di amore, è quasi diventato un chiodo fisso, in certe ore del giorno – immersa nella gente “dell’ufficio” – ne sento la mancanza come se dentro di me ci fosse un piccolo divampante vuoto. È una sensazione nuova, regalo dei quasi 29 anni (argh), e dopo alcuni giorni a casa di mio nonno, vedovo da quasi 20 anni, ho capito che io non so cosa sia la solitudine. Io proprio non lo so, e ho riempito di cazzate agendine quadernetti e questo blog, e va bene, avevo bisogno di quello, ma stare sola non è quello che ho provato fino ad ora. Sono nuovamente fortunata.

Ho osservato mio nonno per 5 giorni, ho sentito quadri foto oggettini parlarmi, quasi soffocarmi, mi sono chiesta: non dovremmo imparare a “stare bene soli”, come dice da sempre il mio amico L., maestro supremo dell’arte dello stare benissimo per cazzi propri (quasi troppo)(a volte non sono sicura che sia vero benessere il suo)?

No. O meglio, se vuoi sì, ma io non voglio. A me piace stare con l’altro. È un rischio, sempre, è una debolezza, totalmente – ormai ho il cuore incrinato da mesi -, però è così: voglio stare con te, e con te, e anche con te. E poi ti penso e allora ti saluto.

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