Limiti

Una delle più note canzoni di Cosmo dice che “se c’è un limite lo voglio spostare” e io ogni tanto me lo ripeto nella testa. Negli ultimi movimentati e ricchissimi 4 mesi ho riflettuto sui miei limiti, sul loro spostamento, ho ascoltato questa canzone (L’ultima festa) dandomi un pezzetto di coraggio ogni volta che uscivo di casa. Sono uscita spesso perché non era proprio possibile stare sola in camera senza sentire pesi sulla pancia.

Solo che tra canzone e realtà passano nel mezzo fiumi, oceani e maree. Dirsi che se hai un limite lo puoi spostare, caricarsi come una Colt la sera e poi risvegliarsi con in mano una fetta di pane imburrato è un po’ quello che credo sia successo a me (e non solo a me, oso pensare). Quei limiti, quel non oltrepassare le soglie, sono la cosa che odio profondamente di me stessa. Lo so, sono normali, li hanno tutti, la società ce li impone ecc ecc ecc, ma io quelli li posso spostare? Posso uscire con una persona e non limitarmi perché “è presto, magari non intendeva quello, non voglio offendere, non voglio pesargli, non voglio pestare i piedi”. Certe volte passo il mio tempo a lasciar libera quella persona, una cosa per cui mi prenderei a schiaffi in faccia, con la presunzione stupida di credere che questo mi renda matura. Non significa nulla, ho capito che lo faccio per me, perché ho paura di essere rifiutata/messa in pausa/dimenticata subito, perché ho l’ansia di soffocare l’altro. Se mantengo questo stile per un po’, non con il metodo “figadilegno”, che aborro, ma facendo la liberale donna emancipata del cavolo, ho magari più possibilità di stare con chi mi piace? Per ora ho avuto solo una certezza: non sono una donna emancipata, sono una donna che non sa portare i limiti a un livello pari allo zero.

Penso sempre “l’altro cosa vorrebbe?”. Sembra altruismo, non lo è e lo devo ammettere in qualche modo. Lo penso credendo che sia giusto non compiere azioni affrettate (da un semplice bacio a una battuta sopra le righe) perché l’altro ha i suoi tempi e modi. Cazzata e limite. Me lo chiedo perché se bacio per prima, se scherzo subito rivelando le mie intenzioni poi devo saper gestire tutto quello che verrà dopo. Insomma, mi spavento – ma che novità.

Un mio amico una volta mi ha riassunta in una frase quando gli ho chiesto se alcuni gesti di una persona erano da considerare come un “mi interessi” (digressione rapida e manzoniana: tutte queste lauree, libri, saggi, consigli, film e poi non capisci un cazzo comunque. Fine della digressione). Mi ha detto: “Ma tu finché non te lo trovi nudo nel letto non capisci che intenzioni ha?”.

Ovvio che capisco subito le intenzioni di qualcuno (e da lì parte una selezione naturale), ma subentra il limite quasi subito. Urca, piano, lascia che si esprima. Che presunzione pensare che sia io quella che lascia libero l’altro, che stesse proprio aspettando me. Cara Clér, manco per il cazzo. Tu non riesci a uscire dalla tua timidezza spossante – eccessiva, anche – e non sai come muoverti di fronte a qualcuno che ti piace, con cui vorresti passare del tempo. Fai tutto il contrario della donna emancipata e potente: aspetti. Questa è forse la Disney che ti ha fregata, ti hanno inculcato per anni che sei una grande e sai fare tutto, il principe ti osserva da lontano e visto che ha capito che sei grande e sai fare tutto viene a cercarti ed è così che si dimostra la tua forza di donna. Nell’averlo attirato.

Demenziale.

Il concetto è tutto da ribaltare. Proprio quell’attesa dimostra ancora una volta che hai bisogno di far vedere qualcosa per essere considerata, di superare delle prove ed essere inseguita. Ma non è nell’essere inseguita che si annida la propria forza, è nel mostrare cosa si vuole.

La morale di questo pezzo è che i limiti sono tremendi. I grandi limiti etici vanno bene per evitare omicidi, insulti e molestie, ma quelli innocenti, come questi di cui parlo, sono la prima causa di morte delle cose belle. Ogni volta che immagini di fare una cosa e non la fai muore un’emozione positiva e ti resta il non fatto, il non detto.

Cambierei la strofa di Cosmo, se hai un limite lo devi spostare.

Ritenta.

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3 pensieri su “Limiti

  1. Hai ragione, potremmo darci un nome tipo “Le intellettuali timide”, visto che spariamo tanto di libri e poi.. Beh a volte io non capisco se piaccio a uno neanche (dopo) averlo trovato nudo nel letto 😑 meglio spostare i limiti, almeno provarci.
    Così se ci troviamo sul divano tra pizza e gelato, almeno avremo la certezza di aver fatto tutto il possibile :)

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