Lo trovi che urla alla fermata del tram

Se la vita è divisa in fasi che corrispondono a loro volta a eventi o a passaggi generazionali, a compleanni e cambi d’età, questa potrebbe essere chiamata “fase del rinnovo”. Vediamola come se stessimo parlando di un contratto di lavoro. Entri nella sala delle Risorse Umane, un ufficio anonimo quasi sempre corredato da disegni di bambini alle elementari, “è di mia figlia, tutto bene?”. Riti formali.

Ti accomodi, sai che probabilmente ti daranno un responso positivo anche perché non ti pare di aver fatto errori, di non aver chiamato colleghi e clienti alle 3 di notte in preda al panico. Non hai neppure detto bugie pompando il tuo curriculum. Sei stato un buon lavoratore, dopotutto. Però quell’accomodarsi è un po’ spinoso, c’è la percezione che sapere come andrà a finire l’incontro non ti darà comunque tutte le risposte che cerchi.

“Ti rinnoviamo”. Bene, lo sapevi, sorridi. Sorriso un po’ finto. Ti hanno rinnovato significa che stai per avere un contratto nuovo, che sei sempre tu con le tue qualità e il tuo bagaglio e i tuoi errori o i tuoi colpi di genio, però invece che chiudere qui la tua vita in azienda hai ancora tempo, magari tempo indeterminato. Ed è in questo modo che esci dall’ufficio, stringi la mano, e ti risiedi al posto. Non è cambiato nulla attorno a te, i colleghi guardano i loro pc e nessuno nota nulla di diverso, il sole o la pioggia continuano a stare fuori dalla finestra dell’open space, tua madre ti chiama sempre la domenica e continua a piacerti il gelato in inverno. 

Però c’è stato un rinnovo silenzioso e sottopelle, che senti. E ce ne sarà probabilmente un altro, tra un po’ di tempo. 

Ed è così anche la vita, in certi punti, tipo a 28 anni (quest’anno però 29), tipo quando capisci alcune cose di cui però nessuno si è accorto. “Ti vedo uguale”, è la forza del rinnovo, di quella fase in cui non sei cambiato di una virgola però sei cambiato lo stesso. Sarà l’età, come ho già detto, sarà la paura, sarà l’ansia, sarà la felicità, sarà molte cose, ma comunque hai 28 anni e ti chiamano dall’ufficio Risorse Umane.

“È di mia figlia, tutto bene?”.

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2 pensieri su “Lo trovi che urla alla fermata del tram

  1. Un po’ ti capisco.
    Non per la faccenda dell’ufficio personale.
    Però per il periodo di cambiamento (che è tanto sotto pelle, quanto sopra).
    Ed è per questo che alla veneranda età di [classified] ho dedotto di essere entrato in crisi di mezza-mezza età. E ho anche una canzone… Che però è un evergreen.

    Comunque sia, i cambiamenti fino ad ora hanno prodotto una persona apparentemente in gamba.

    Non vedo perché dovrebbero smettere ora.

    (INB4 non era un’allegoria, ma era da interpretare tutto alla lettera)

    1. In gamba non lo so, non per fare finto vittimismo ma i cambiamenti – per quanto naturali – a volte non sono una ventata di positività. Insomma io non credo che cambiare sia per forza un bene, anzi, ho forte fiducia nell’abitudinarietà. Penso di essere in gamba, sì, in parte, ma non so se lo sarò ancora perché non so di preciso dove come e quanto sto cambiando.
      Insomma, bel casino.

      Quale canzone ti rappresenta ora?

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