Calendari filosofici

Non è ufficiale, ma è arrivato il primo rifiuto. Mi sto preparando psicologicamente e fisicamente da settimane per l’eventualità A e l’eventualità B, per la musica che sentirò, per le frasi da dire, per me stessa.

Da tre anni mi preparo a questa maratona di voci, ronzii, parole straniere, dubbi e poi di nuovo fame notturna, acquisti compulsivi di dolci e poi testa bassa, “no, non ci sto pensando”.

Certo che ci sto pensando. 

Se rischi qualcosa è ovvio che ti aspetti un insuccesso così come confidi nella riuscita dell’impresa. Eppure non sei mai abbastanza preparato, anche dopo ore e anni di training autogeno a base di canzoni indie e riflessioni notturne sui blog, o sul balcone, buttati in avanti verso i grattacieli della “city”. Ché quello sarebbe un buon momento per saper fumare.

Poi arriva il primo no, marchiato a fuoco su un Malpensa Express mentre vai a Magnago a vedere Sanremo. Focalizzate bene l’immagine, è di un’amarezza infinita. Sembrava di essere in una puntata di Girls versione hinterland italiano, con lo stesso maglioncino verde acqua da hipster, l’espressione da viziata stanca e neanche un fazzoletto. Ho dovuto chiederlo a una signora davanti a me, che voleva regalarmi il pacchetto, no grazie me ne basta uno, ma figurati prendi pure, no no grazie.

Ne mancano 3, di rischi.

O forse è solo uno.

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3 pensieri su “Calendari filosofici

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