Le sorprese, quando già te le aspetti

Lo scorso dicembre ho assistito, al musical The Lion King, a Broadway. 
Era un piccolo (costoso) desiderio che aspettavo di realizzare: entrare nel salone, tra le locandine colorate e le voci di bambini e adulti con i biglietti in mano, salire la scalinata sopra a una gigantesca testa di leone, immersa tre piani sopra Times Square. Ero curiosa: ritornerà la mia infanzia? Mi verrà voglia di cantare come a Natale quando vedo la morte di Mufasa e mi sento orfana? Riderò a battute che già conosco a memoria?
Cosa mi sorprenderà di una storia che conosco?

Era uno di quei momenti in cui cercavo l’incanto, qualcosa che solitamente trovo a Milano, nelle domeniche di sole in cui comincio a passeggiare senza meta e finisco sempre irrimediabilmente negli stessi posti che adoro. A logica non c’è più nulla che può farmi sgranare gli occhi dopo 5 anni nella stessa città, ma quando svolto l’angolo della via in cui vivo c’è quella specie di sensazione: è come una sorta di pace che parte dallo stomaco, come se fossi di fronte a qualcosa di rassicurante ed estremamente eccitante insieme, è la sensazione di ossimoro. 

Tutto quello che conosci perfettamente (un museo, una canzone, e una persona, una relazione) si rivela spesso nuovo e vecchio allo stesso tempo: perché guardare decine e decine di volte un film* se sai sempre come finisce e, in più, piangi comunque sul finale ormai scontatissimo nella tua testa?
*Chiaro che sto parlando di “Moulin Rouge!”

Perché è più forte di te, vuoi sconvolgere ogni giorno la tua vita senza però rischiare troppo. Ma anche perché ci sono cose che ti entrano nel profondo e sono di un’intensità tale che è come vederle sempre e solo una volta. Pensa, succede molto più spesso di quanto si creda, capita con le persone, quelle di cui ci innamoriamo o scegliamo di rendere nostri amici. 

Incontriamo qualcuno e sappiamo come funzionano le relazioni sociali, conosciamo i sintomi e gli approcci, gli imbarazzi, l’andamento cadenzato da alcune certezze sempreverdi della vita. Eppure svoltiamo l’angolo, viviamo e riviviamo atteggiamenti già visti e non possiamo fare a meno di sentire l’ossimoro nello stomaco.

Quella morsa lì, quella specie di sensazione di contrario, è merito di chi è capace di sorprenderti anche quando conosci il finale e significa solo una cosa: bello.

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