Piacersi di più.

Leggevo un articolo di Vanity Fair (ça va sans dire) secondo cui a 30 anni sei diversa rispetto a quando ne avevi 20. Notizia da agenzia stampa, roba che le bombe a Chelsea NY sono briciole. 
Superato lo choc e la scoperta di avere la facoltà e l’ardire di cambiare ed evolvermi (o peggiorare), ho fatto un rapido calcolo di quanto, dopotutto, fosse vero questo argomento. Semplice, banale, ma vero.
Ho 28 anni, che, sottolineo, significa essere giovani, pace all’anima di chi pensa il contrario, e ultimamente mi sono accorta che in me sta arrivando un nuovo, tempestoso cambiamento psicofisico. Resto sempre io, ma con sfumature più interessanti.

Sì, anche psicolabili, ma that’s the story morning glory.

Prima di tutto mi piace uscire solo se faccio qualcosa che mi attira, quindi, di base, mi piace fare solo quello che voglio. Sembra qualcosa di normalissimo, ma non sapete quanto vi sbagliate: nessuno, nessuno fa sempre e comunque quello che gli piace, a parte gli intoccabili Dei dell’indipendenza che, in genere, sono reietti dalla società civile.
Fino a qualche anno fa ero l’idolo delle paranoie inutili: “Ma se le dico che non ho voglia di andare a vedere il balletto di quell’artista russo che racconta il trauma del vivere polacco sotto la dittatura tramite metafore intime, si offende? Vado comunque? Ma dura 16 ore e costa 56 euro. Eh ma non vado? Eh ma che figura…”.
Adesso il pensiero automatico, stile casella spam di gmail nascosta nel mio cervelletto, è: 

giphy

Talvolta, se proprio rischia di tornare la paranoia (dopotutto non ho ancora 30 anni pieni), butto lì un: “Mmm”. Non significa né sì né no, significa che dovevi evitare di propormelo a prescindere. 

Un’altra evidenza è che fino ai 26 anni circa avevo l’ansia dell’intimo. Intimo, le mutande i reggipetti gli assorbenti la gonna corta. Adesso entrare da Yamamay e uscirne con una porcata in pizzo che comunque non metterò mai è la base della psicoterapia contemporanea e dell’autoaiuto. Non sono ancora in quella fase in cui “ce l’hai uguale a me, perché imbarazzarmi?”, è ancora troppo, ma sto andando verso la direzione più naturale e sincera del holemutandemiparebuono. Il problema non si pone neppure nel parlarne, nel trovare conforto ammettendo che indosso le mutande “del medico” (bianche, tristi, ma perfette per i vestitini leggeri dell’estate) o che il reggiseno mi sta stritolando una tetta. Senza volgarità, badate bene, ma questa cosa che si fa chiamare intimo è un proforma. La verità è che non indossarlo è il nuovo must, obiettivo 2018 a cui sto puntando (ho ancora dei problemi ad accettare i capezzoli, ma ci sto lavorando).

Vorrei poi citare il sabato sera che è il mio nuovo lunedì mattina. Le parole “sbattimento”, “chevogliac’hai” e “boh” diventano parte integrante del mio vocabolario, non tanto perché vivo a Milano e se voglio farmi comprendere devo comunicare come gli indigeni, ma perché, davvero, è uno spreco uscire il sabato sera. Rifletteteci: escono quasi tutti il sabato sera, avete davvero davvero davvero davvero voglia di vedere tutti? No, se hai quasi 30 anni no. Hai voglia di vedere un uomo nudo nel tuo letto o al massimo un’amica ma tutta questa socialità è da disturbati. Cosa c’è di figo nel camminare su un marciapiede pieno di persone – di cui purtroppo alcune più giovani e quindi dannatamente divertite DA TUTTO (categoria: entusiasti del cazzo) – e aspettare in coda un cocktail che costa 10 euro? Il sabato sera ha un’età, come noi esseri umani. Il sabato sera ha 16 anni. Se esci il sabato sera sei un po’ come la 50enne che va al concerto dei Modà: 

giphy-1

La cosa positiva è che stranamente mi piaccio di più. Cioè, non penso di essere migliorata, anzi tecnicamente ero meglio prima e affronto con amarezza il destino gravitazionale del mio seno, però ultimamente indosso dei jeans e puf!, not bad. Forse questa è l’età migliore, dove mi sento desiderabile e gli altri se ne accorgono. Ma comunque sono consapevole che durerà 3 giorni. Lunedì prossimo mi sentirò grassa e stupida e mi chiederò perché la Natura mi ha fatto il naso a patata.
Certo, è anche vero che venerdì scorso ho rimorchiato con indosso una maschera di cartone di Donald Trump quindi credo che ci sia un problema sociologico forte, ma tette gambe e culo erano miei quindi un 50 e 50 di soddisfazione. Ciapa e porta a casa!

Poi che altro… Sto diventando una persona libera (che in Italia significa di dubbia moralità). Da ragazza intimidita dalla parola “sesso” e convinta che ami uno per tutta la vita sempre comunque finché morte non ci separi, a diventare l’amica che risponde “vabè ma un bacio non è tradimento. Ma no neanche ricambiato, ma va, siamo nel 2016”. Credo sempre nell’amore, sono sempre la fidanzatina d’America, ma sono disponibile anche nelle varianti “ah è gay? Ok” e “Se ti piace il suo amico vai con il suo amico, magari avvisalo prima”.
Non mi sono mai reputata una bacchettona, ma avevo una certa convinzione sentimentale. Poi ho conosciuto persone complesse e per forza di cosa ho dovuto cambiare testa e cuore. La mia base è libertaria (non libertina) quindi se arrivate un giorno e mi dite “ho fatto sesso con un altro” non vi dirò più “CHECOOOOOSA?!?” ma vi guarderò con occhio vispo e risponderò “E…?”.

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Last but not least… Ma che figata sono le canzoni anni ’90?!

#oldbutgold

 

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