Torni qui

Insomma, non scriveva da un po’. Non per rabbia, depressione, chissà cosa. Ma per stanchezza. Poteva resistere poche ore senza un sonno adeguato, poteva resistere anche meno se era una di quelle sere in cui ascoltava musica, prima di mettersi a letto. Ascoltava musica solo quando si accorgeva che era il momento di chiudere (o aprire, ma più spesso era chiudere) capitoli. Il suo desiderio proibito, il suo frutto del peccato era piangere fino allo svenimento di fronte a film da femmine. Non le bastava che fossero tristi e triti e ritriti, voleva proprio che ci fosse morte – dolore – fame e insonnia. Una sorta di apocalissi amorosa. 

Poi tornava la donna indipendente e priva di romanticismo che faceva credere a tutti, d’altronde era più sexy così. No, cioè, questo se l’era detto da sola. Credeva che fosse sexy fingersi cinica, ogni tanto credeva anche ai complotti quindi in buona parte del suo tempo viveva in una sorta di religiosità delle cazzate che la manteneva a galla e la rendeva a tratti simpatica e a tratti stancante. Lei dormiva poco, ma anche sugli altri rischiava di produrre un effetto caffè. In particolare aveva scelto di ridursi alle ore più piccole per scrivere in ordine cronologico le azioni da intraprendere nella sua vita per migliorarla, per appianare le differenze, per non amare più. Nei film va bene, nella vita vera si potrebbe fare a meno di distruttive e controindicate distese di messaggi ambigui, palpatine di nascosto e tensioni sessuali. 

Ma dividere in capitoli era difficile, le uscivano cose del tipo:

Capitolo 1: dimenticare.

Capitolo 2: dimenticare che si è tentato di dimenticare e non ha funzionato.

Capitolo 3: ok, se proprio a dimenticare non si riesce almeno dimenticarsi le chiavi di casa sua. Nel cesso. Quello di un autogrill. 

Apre l’agenda rossa, una specie di Moleskine mezza smangiata che, alla fine, sarebbe anche tarocca. Quella vera costa. 
Le aveva detto “È il tuo diario?”. Lei aveva risposto No. 
Non è vero, certo che è il tuo diario. Ci hai scritto sopra per filo e per segno cosa hai provato, sentito, urlato, pianto, odiato, gridato, pensato. Ci hai scritto anche di quella volta che credevi di poter riassumere in 4 post – it azzurri tutta la vostra storia. Solo che avere un diario con gli insulti verso un uomo è davvero da sfigate. Tu sai che ci hanno ricamato sopra almeno 4 bestsellers e, alla base, un’intera serie tv. Forse, a ben vedere, più di una se dopo Sex and the City ci piazziamo anche The Vampire Diaries. 
Ecco, adesso è finita a pensare a telefilm da adolescenti psicomaniache con le paranoie amorose. 

Capitolo 4: nei post – it non ci posso mettere una relazione.

Capitolo 5: in una scatola sotto la libreria, nascosta dai documenti che nessuno legge mai, lì sì che posso mettere la nostra relazione. 

Capitolo 6: mah alla fine la scatola ogni tanto la apro che comunque dentro c’è un bel regalo che mi avevi fatto. Basta spostare i documenti noiosi.

Capitolo 7: che poi anche quel regalo, sì, ok, era bello, ma lo devo vendere.

Capitolo 8: se lo vendo sono una di quelle ex incazzate che fanno revenge porn?

Mentre reinscatolava ogni pensiero possibile su di lui, la trave portante cominciava a cedere. Non era una cinica, ma non era neanche una romanticona. Non era una mangiauomini, ma neanche una che stava seduta nell’angolo di una discoteca a fissare la gente che limonava. Non era una scrittrice, ma neppure sapeva sfogarsi con la voce. E in quella scatola aveva trovato cose che erano carine, e poi non lo erano state più. Di tutte le frasi che senti in una canzone, o nei film, quelle che sono più sincere sono quelle che si chiedono: “dove è finito tutto l’amore?”. Roba che stavi abbracciato, ti sentivi una sola anima con l’altro, poi via, sfrush! Lui si alza, va verso la porta, non torna mai più. Tu ti alzi, ti sporgi dalla finestra, non hai più voglia di chiamarlo indietro.

Capitolo 9: i suoi amici erano anche miei amici. Devo cambiare amici?

Capitolo 10: sì, che poi chissenefrega degli amici, mica ne dobbiamo parlare.

Capitolo 11: dimenticarsi le persone intorno, il loro giudizio, il loro sguardo e ricordare che sei tu nella storia (ex storia).

Capitolo 12: tanto non saprai mai come è andata davvero.

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3 pensieri su “Torni qui

  1. > Capitolo 9: i suoi amici erano anche miei amici. Devo cambiare amici?

    Potevano dividerseli con un lancio della moneta.
    Oppure ha la scusa per non sentire più quelli che le stavano sul cazzo.

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