Fatti seppellire sotto un limone

Le storie a distanza non sono romantiche. Lo sono in qualche film dove due anni trascorrono in 5 minuti e Mr. Darcy si destreggia tra una partita a bridge e due lettere d’amore, ma la base solida di ogni storia a distanza è la pazienza.
Può esserci stato molto, moltissimo amore prima della grande partenza di uno dei due innamorati, possono esserci state infinite promesse – molte delle quali certamente sincere, pur nella loro ingenuità -, può essere subentrata un po’ di debolezza, di stanchezza.
Una storia a distanza, secondo me, ti insegna proprio questo: che le tue debolezze esistono, sono sotto i tuoi occhi, che la tua vita scorre anche se l’altro è assente. So che cosa vi hanno raccontato… anche superando i millemila chilometri si può essere presenti, partner, complici.
Sì.
Provate a essere presenti quando dopo 10 ore di lavoro desiderate una birra e uscite con un nuovo gruppo di amici e stare incollato al cellulare vi fa venire la nausea, provate a essere partner quando fate tutto senza rivolgervi a chi è di là perché tanto non può partecipare attivamente, provate a essere complici quando gli sguardi che incontri non sono mai i suoi.
Per questo bisogna accettare la propria umanità, il “non ce la faccio più, non mi va”. Siamo tutte cresciute a pane e sopportazione, ma cosa accadrebbe se ci accorgessimo che non siamo buone samaritane sempre e comunque, che amare significa anche fare qualche gigantesca cazzata? Esiste una strada alternativa all’essere moglie fedele o single troia. In media stat virtus.
Una storia a distanza ti mette di fronte a tutto questo in modo molto chiaro. Tu ami quella persona, tu rispetti quella persona, ma tu esisti per aspettare e sacrificarti tout court o c’è anche altro?

Non bisogna sentirsi in colpa se persone diverse da chi amiamo ci hanno reso felici (una sera, un mese, due anni) né se lasciare il telefono spento qualche ora ci ha dato sollievo da una relazione basata su skype e “mi senti? Mi senti? Mi senti?”.
Certo che si accetta, certo che si regge, ma come una madre che per quanto ama suo figlio ha bisogno di una pausa, una relazione e le persone dentro di essa hanno bisogno di un refresh, senza i sensi di colpa moraleggianti che uccidono qualunque voglia di essere se stessi. La parte della moglie devota non ha più senso, la verità è che in una storia a distanza ti lasci andare anche a pensieri meno edificanti e puri. Sviluppi pazienza “per le occasioni lasciate ad aspettare”, per le conseguenze di ogni scelta (anche la più piccola), stimoli la tua curiosità e ti metti in gioco, con i rischi del mestiere (innamorarsi di un altro, non avere più nulla in comune, farsi una vita completamente indipendente, dire bugie per pigrizia, dire bugie per noia, dire bugie per solitudine, …).
Sia chiaro, storia a distanza per me non è uguale a corna e libertà, e non sono qui per giustificarle, non parlo di questo.

Ma in una storia a distanza bisogna avere per forza due cose: coraggio e flessibilità. E se ti chiedono se preferisci partire domani lasciando tutto o se vorresti stare per tutta la vita sotto il limone in giardino, non pentirti di aver pensato in un lampo “sì, sì vorrei stare sotto il limone”.
È solo l’entrata nel club di chi si vive 4 volte l’anno.

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