Pure a sparire ci si deve abituare

Sono salita su un aereo. Ero distrutta, stavo cercando di sbattere la testa il meno possibile. Mi sono alzata diverse mattine fissandomi allo specchio e senza vedere una persona che mi piaceva davanti. Ho voluto stare sola, per diversi mesi, trovando musei aperti da visitare per non farmi affogare dalla città di Milano che con i solitari non ha un buon rapporto. Devi avere TANTI AMICI, devi passeggiare MANO NELLA MANO, devi stare con le persone, perché la solitudine è forte, dolorosa, questa città per me ha troppi angoli dove riconosco i momenti felici. 
Non c’è cosa peggiore dei ricordi felici quando sei infelice.
Ma più che infelice ero misera, ero arrotolata su me stessa, ero nera dentro fuori e negli occhi. 

Allora ho chiesto un’ultima conferma prima di prendere una decisione che doveva, in qualche modo, cambiare tutto per me. Forse l’errore è stato aspettare una conferma, una risposta, anziché decidere né più né meno cosa dovevo fare. 
Ho aspettato, ormai è andata così. Ho aspettato dei mesi, ma ho aspettato anche di più, se faccio i conti. Alla fine non ho ricevuto nulla di quello che credevo di meritare e allora ho preso un aereo. L’ho preso una mattina, dopo che lo specchio aveva di nuovo riflesso una persona che non sapeva porre dei limiti, ma ci teneva in qualche masochistico modo a sbattere la testa. Cazzo di testarda. Lo dovevi capire, cazzo di ingenua.

Quando ho pagato con la carta di credito, quando ho inserito i dati del passaporto, quando ho cliccato “conferma” ho avuto un brivido. Era la prima volta che sentivo qualcosa che non fosse annientamento, ho creduto di dover chiedere ancora conferma. Via Whatsapp. 
Ho creduto che fosse utile a me, che fosse necessario. Avevo appena pagato 468 euro, 7 ore di volo, bella linea, 20 giorni di attesa alla partenza. 
L’ho preso una mattina che non sapevo bene che stavo facendo, due giorni prima avevo fatto una stronzata comprando un biglietto per il concerto di Mengoni a Verona. L’ho fatto perché volevo essere triste. Scusa Marco, niente contro di te, ma era segno di depressione dura. Avevo comprato il biglietto perché avevo bisogno di fare qualcosa, di fare una cosa senza senso, ho beccato “Ti ho voluto bene veramente” su YouTube e quelle 5 parole mi hanno fatto pensare a tutti gli ostacoli del cuore che ho subìto e creato in quest’ultimo periodo. E allora sai che c’è, prendo un biglietto per il concerto di Mengoni.

L’ho venduto due settimane fa.
A una 17enne.

È già finita tra noi, me lo ricordo bene.

Sono salita su un aereo e sono andata a New York. Ultimamente non mi devo neanche impegnare a sembrare dentro un film di Tom Hanks, la realtà ha superato fondamentalmente la finzione. 
Sono stata a New York 10 giorni, il cellulare si è rotto un giorno prima di partire, ero senza il mondo, avevo solo il numero di I., quello di mia madre e Facebook. Mi ha ricordato quel 2008 a Londra che mi aveva cambiato la vita. Io ho bisogno di un aereo, di un viaggio, di un vaffanculo per superare le fasi, le crisi, le paure. 
Avevo paura e ce l’ho ancora. Avevo paura e quando ho acceso il telefono, in un suo ultimo barlume di vita, ho capito che la conferma non sarebbe mai arrivata. Che non ci sarebbe mai stato il NO, neppure il Sì, nemmeno il Forse Vediamo. Ci sarebbe stato sempre e solo il “…”. E io con i tre puntini non posso vivere, e poi se fai tanta fatica a decidere una cosa, forse quella cosa non è che sia la priorità nella tua vita. Fa male forte pensarlo.

In quei 10 giorni ho cercato una sola cosa: nulla. Ho imparato che non devo cercare sempre un perché, una conferma, un come e un quando. A volte cosa succede: che le persone non hanno spiegazioni, che le persone non ambiscono per forza al tuo benessere se in gioco c’è il loro, che una relazione perfetta non si basa su quanti San Valentino hai superato indenne ma su quante ore di volo sei disposto a fare per un sorriso e uno sguardo, che l’amore può essere patetico, mediocre, inadeguato, infelice – se anche tu sei patetico, mediocre, inadeguato, infelice. Ho imparato che l’Amore ha le sfaccettature: puoi amare un figlio, puoi amare un uomo, puoi amare un amico/a. Quell’Amore, quell’intensità, non riuscirai a farla andare via, quindi devi renderla potenziale energia pulita. 

A un certo punto avevo capito che ero unica, speciale. Sapete che si pensa, ammettetelo che lo pensate nel vostro intimo. Siamo tutti vanitosi, vogliamo tutti essere unici.
Quando ho capito che potevo essere anche speciale, potevo essere persino unica, ma non sempre e non per tutti – banalità penserete voi – mi è bruciata un po’ la pancia. Allora ho preso un aereo, un appartamento su AirBnb, ho recuperato una New York metro Card, ho preso le batterie per la macchina fotografica e mi sono detta: boh.

Sono tornata l’1 dicembre ed è andata bene.

Dormi poco e mangi male, passerà anche questa, passerà.

stelle_cadenti_by_hipnotika
Stelle Cadenti by Hipnotika – Deviantart

Comunque quando stai di merda spendi un sacco di soldi.

 

Annunci

6 pensieri su “Pure a sparire ci si deve abituare

  1. Pensavo giusto appunto a te, ieri l’altro.

    Spiace per il periodo brutto passato.

    Fa piacere che sia passato (?) e che tu sia stata in Murrrrrika.

    Buh, Marco Mengoni buh.

    1. Ciao e bentrovato!
      Diciamo che sto, che mi sto riprendendo. Ho perso delle cose importanti ma devo prendere atto che fa parte della vita perdere qualcuno o qualcosa. Non rende le cose più facili ma almeno rialzi la tedta da sotto il cuscino.
      Per Mengoni no comment, ho fatto una scatola di cazzate una dietro l’altra.

      1. Capisco perfettamente quello che vuoi dire… Seppur per ragioni diverse, credo.

        Comunque mi fa piacere che tu sia tornata a scrivere dato che sei la mia blogger preferita.

        Tra l’altro: a quando la firma delle magliette dello ScazzoLibero? (Scherzo, eh)

        1. A parte che mi sono già emozionata con il tuo complimento da fan, vorrei tornare allo scazzo simpatico. Ci metterò ancora un po’ credo ma ce la faccio.
          Tu non arrenderti sullo scazzo!
          Grazie, poi, di leggermi…

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...