Capitolo 2 – Guidare

Non è presto, dovevano mettersi in marcia molto prima, almeno due ore fa. Lei non ha paura, guida tranquillamente di notte, le piace la strada con quelle luci sullo sfondo e le auto che riflettono come accendini ai concerti degli anni Novanta. Lui sembrava inquieto, forse era meglio andare via prima ma c’erano troppi sorrisi, foto, abbracci e quella strana tormentata felicità dei saluti. Non riesci ad andare via, non sai come si chiude una cosa bella mentre ci sei dentro.
L’auto aspetta parcheggiata, faranno 3 ore di auto nella notte, insieme. 
Le lanterne volano nell’aria, ma loro sono già verso l’autostrada, ne scopriranno l’esistenza solo dalle foto che spunteranno inevitabilmente qualche giorno dopo. Lei guida nervosa, poi sicura, poi le nocche bianche, stringe il volante. Non le piace essere di lato a lui perché non le piace il suo profilo, non le piace il suo naso. Preferirebbe avere la visuale sui suoi pensieri e sui giorni trascorsi insieme, mentre ha lo sguardo fisso sulle strisce bianche che separano la destra dalla sinistra, la corsia lenta da quella veloce, i chilometri dalla città all’altra, la sua, la prima fermata.
Nel racconto infinito delle loro esperienze, dei loro sentimenti spunta un sorriso. Sono stati altri giorni belli, strani, è vero, ma chi l’avrebbe detto che si sarebbero capiti e ritrovati in un battito? Lei pensava che fosse finita l’epoca dei mattoni rossi, dei ciottoli, delle storielle e degli sguardi diffusi e nascosti. Lei credeva di dover rinunciare.

Non si rinuncia a nulla che sia importante.

Questo non l’ha detto lui, neppure lei, non sa di preciso ma era una frase che le sembra detta da qualcuno d’importante, qualcuno che d’amore ne capisce. Cazzo, ha pensato “amore”. Sbaglia strada, prende in pieno una via che non c’entra nulla. Stava andando verso il nulla cosmico della nebbia d’inizio stagione. Affronta una rotonda e un semaforo rischiando il linciaggio, le viene in mente il suo esame di guida, le viene da ridere mentre il semaforo è rosso. Lui sembra fuori posto, probabilmente si diverte ma non vuole dirlo, muove la gamba sinistra a ripetizione, le parla delle regole del poker e dei festival di musica elettronica. Lei dice sì, sì, ma sta pensando: “non si rinuncia a nulla che sia importante”. Mah, l’avrà letto. Legge tanti di quei libri.

Poi se bluffi…

Se bluffi. Lei per un po’ di tempo ha messo la maschera, era agitata da qualcosa di interiore, di suo, che non sapeva descrivere e spiegare, che non trovava pace. Lei per un po’ è stata fuori controllo, non riusciva a fare altro che ondeggiare nel suo vestito, a provare tutto, a dire sì anche quando non capiva nulla, come a scuola, quando ripeteva “ok” ma non aveva idea di cosa fare. Sempre più facile che ammettere “non ho idea di cosa succede”. 

E butti la carta…

Se mi butto io? Se mi lancio, che ne so, tra le tue braccia? Ripensa alle sue amiche, unico modello femminile con relazioni perfezionabili, acerbe. Nel pensare a loro si accorge che non ha senso fare scelte basandosi su chi è venuto prima di lei. Sarebbero un porto sicuro, quasi un’isola felice, perché portano la loro esperienza. Ma la loro non è la tua, non lo è mai. 

Ed è così che funziona. Chiaro? Non è difficile.

Non lo è in effetti. Ferma la macchina in un autogrill, la musica a palla, le sembra un addio ma non dovrebbe esserlo. Ci rivediamo, ci sentiamo, è chiaro cosa c’è no? Non è difficile.
Lui scende, sembra che voglia dire qualcosa, ma non dice nulla. Sembra sempre che voglia salutare in un certo modo, che voglia dire le cose in un certo modo, poi si lascia andare a piedi verso casa e non aggiunge nulla sulle labbra. Lei sta bene, anche se addosso ha una strana impulsiva voglia di parcheggiare, restare lì una notte o due, spegnere il telefono. Lei non è nota per essere impulsiva, ma stasera ha guidato per ore, ha aspettato che tutto prendesse una direzione logica, felice, sensata, di cuore. Stasera segue quello che vuole lei.

Spegne la macchina. Forse hai dimenticato… una scusa.

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7 pensieri su “Capitolo 2 – Guidare

      1. Probabilmente c’è… Ma poi diventerebbe una catena con bollini da inserire nel blogge e quant’altro.

        Che ormai sei rimasta l’unica che seguo, tra le altre cose.

        1. Eh perché non c’ho i bollini coi contest. Quelli erano gli anni belli di windows live spaces. Roba di livello con le gif glitterate e animate. Quasi mi sento tecnologicamente anziana!

          1. C’ero pure io sul Windows Live Space.
            Poi sono arrivato qui.
            Poi me ne sono andato.
            Poi sono tornato.
            Mi sento vecchio anche io.

          2. Lo so, sis’.
            Ma non è colpa mi… Vabbbè, sì, è colpa mia.

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