Capitolo 1 – Ricominciare da zero

C’è una ragazza in pantaloncini. Sta raccontando qualche aneddoto, di quelli stupidi ma divertenti, che il giorno dopo si sarebbe dimenticata. Le piaceva. Ogni tanto sentiva che erano una buona strategia per attirare sorrisi e definire che cosa era, lei, come persona: quella simpatica
Ha delle ballerine arancioni, comprate a pochissimo in un centro commerciale, già rotte a causa della sua inesperienza nei movimenti. Camminare e correre: due cose che malamente riusciva a fare senza cadere incrociando i piedi, senza inciampare nei suoi lacci, senza dimenticare che c’era un gradino proprio più in là. Non era certamente leggiadra, ma sapeva raccontare gli aneddoti.
Mentre è impegnata a dispensare sorrisi, davanti al portone e ai mattoni rossi con le incisioni romantiche dei ragazzini, lui scende le scale, piano, distrattamente. Stessi gusti, stesse passioni, anche a lui piacevano le storielle, rideva, ma più spesso le faceva notare che erano prive di senso. Cercava una logica in cose minime che logica, a volte, non avevano. 
Si siede su un gradino, conosce quelle persone, ma in particolare conosce lei, poco e abbastanza, se è possibile che esista un tipo di conoscenza così. Finito tutto anche lei si siede sul gradino, sente una qualche frenesia nell’aria, un pizzico sulle braccia, un brivido in mezzo al petto. Strano, boh.
Parole, commenti, più che altro risate e altri commenti. Il culo di quella che passa, la parte dell’amico maschio interpretata da lei che quando diventa intima con un uomo lascia andare il suo animo antiprincipessadisney. Una ragazza non deve per forza parlare di smalti e romanzi rosa. Con lui parla di molte cose, tutte o quasi inerenti al momento, alla situazione, ecco perché si conoscono poco ma abbastanza. Sono simili, ma non sanno tutti i dettagli intimi delle loro vite né i pensieri più profondi. Forse non era mai neanche stato necessario, non si erano posti il problema (non c’era, il problema).
Visto che è pomeriggio ci sono ore e ore di libertà, sembra di essere al Liceo. Sembra di essere in un’altra dimensione, e lei sente una cosa bella dentro. Non ha particolari drammi in questo momento, non si sente a disagio, non si è manifestato qualcosa che le rovina tutto. Non è neppure arrabbiata. Sta proprio bene, proprio bene. Le viene spontaneo e facile, è nella sua dimensione ideale e lui aumenta il benessere. Una volta ha pensato di contare molto, di essere davvero importante perché aveva colto un suo sguardo, subito, e si erano capiti. Forse basta questo per diventare intimi, amici?
Mentre i pensieri di vanità vanno a ruota libera, lui parla, così, un po’ improvviso, e le racconta il suo brivido nel petto e il suo pizzico lungo le braccia e più o meno tutto questo dura da tempo. Un anno? Mah, anche meno. Dura da un po’, dai. 
Cose belle, certo, cose che sentendole ti sudano le mani, e per questo lei non è capace di rispondere a nulla. Magari serve una mano, un commento da amica un po’ meno maschio, un cenno della testa? No, no alziamoci. Si alza, lui la segue anche se non sa bene se ha detto una cazzata o se va tutto per il meglio. I ciottoli fanno male sotto le ballerine, lei inciampa, ovviamente. Sta inciampando nelle parole, più che nei suoi piedi, e si muove a destra e a sinistra come un’ubriaca, pende da un lato, si allontana, ma poi si riavvicina. In fondo alla via stretta un tizio famoso con una videocamera sparata in faccia. Le viene da ridere anche senza aneddoti, le viene da stare zitta, che è una cosa strana.

Quindi stiamo zitti, sì, stiamo zitti. Va bene. Ok. 
Quindi si torna verso i mattoni rossi, sì, va bene. Ok.

L’euforia è dentro di lei, prima era felice ma in maniera totale e semplice, senza infamia e senza lode. Lo era perché non poteva non esserlo. Adesso ha l’euforia addosso, si sente in preda al panico e immensamente felice al tempo stesso, in imbarazzo ed eccitata in una sola volta. 

Poco e abbastanza, è comunque abbastanza.

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3 pensieri su “Capitolo 1 – Ricominciare da zero

  1. … Certo che le scarpe arancioni solo lei e Lapo Elkan, eh.

    Comuque brava.

    Adesso vogliamo il capitolo due.

    E il tre.

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