E non esiste luogo

Lavoro tanto, lavoro e lascio andare i pensieri. Ogni tanto attacco Spotify, giusto per aiutare i pensieri a diluirsi, a formularsi meglio di come potrebbero farlo senza aiutino. La musica può dare una mano a esprimere un sentimento che non riesco a tradurre a parole da, ormai, mesi, mentre lavoro e faccio trasferte e accetto di passare una giornata, una sera, un weekend a fare qualcosa che non vorrei fare. Da quando nei nuovi uffici mi hanno messa accanto a una gigantesca finestra mi sembra di trovarmi davanti a uno specchio, ogni giorno. Scende la sera, fa buio presto, soprattutto tra i palazzi di Milano, e io mi volto e si riflette la mia espressione. I miei occhi spenti, i miei capelli, la mia faccia che non sa più cosa dire, cosa esprimere. Anche la mattina, in bagno, mi fisso. Non penso a qualcosa in particolare, anche a questo serve lavorare tanto, più di 8 ore, bloccata 5 giorni su 7 a qualcosa che non riguarda i tuoi sentimenti, le tue relazioni, le tue tragedie intime.

“Vieni a trovarci, dai, fai un giro, ti veniamo a prendere in stazione…”

Ho promesso che prendevo un treno, mi distraevo, uscivo dal mio giro infelice. In genere se prometto faccio. Ma non so se voglio, in questo periodo, stare meglio. Stavolta vorrei tagliarmi un braccio, anzi due, piuttosto che accettare quello che le persone pensano sia giusto per me. Lo so che lo fanno per il mio bene, lo so che io stessa l’ho fatto per anni e anni, ma mi sento in una trappola per topi. La codina è incastrata ma io sono viva, sono piena di voglia di sgattaiolare… se solo ne avessi la forza, con la giusta pressione sulla molla di ferro.

“Ora poi è un periodo bellissimo, il migliore”

Mi sento come se qualunque momento, anche il migliore, fosse comunque un momento di merda. Come possono esserci belle prospettive future se il presente è un continuo, penetrante, stanco dolore? Stanco, era l’unico aggettivo che non mi veniva in mente, poi mi sono soffermata e ho capito che era stanco. Stanco il dolore che provo, stanca quella persona che sono diventata, stanche le mie riflessioni senza via d’uscita. Vicoli ciechi, muri di gomma, musi duri. Stasera, quando mi sono fissata nella finestra, con il riflesso di una Clara con le occhiaie, ben vestita e ben accolta solo per avere qualcosa da controllare e gestire, per non implodere del tutto, stasera, dicevo, ho capito che la strada verso la risalita è molto più lunga di quanto credessi. Non si tratta solo di non stare bene al 100%, di aver subìto qualche no o di essere diventata insofferente, si tratta di non avere più coraggio, di provare un dolore sordo se qualcuno fa una carezza, se scrive un messaggio gentile, se mi invita a cena tra amici. Per esempio, il 6 novembre sarebbe un giorno fondamentale, per quasi 7 anni lo è stato. Sarà un venerdì. È solo una data, i giorni a venire saranno ben più fondamentali, ma il mio riflesso oggi, nella finestra, raccontava una storia diversa, una storia in cui questa data mi ha fatta sentire più sola che mai, in cui non sono pronta a nulla, a nessuno, in cui c’è troppa leggerezza su una cosa che mi sta mangiando dal di dentro. Non si può ignorare uno stato d’animo di questo tipo.

“Ci si mette anche poco eh, si raggiunge in fretta col treno”

Posso promettere anche un’altra cosa: mai più.

sea_blue_by_kapriize_klusee
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7 pensieri su “E non esiste luogo

  1. Ellàmadonna ti avevo lasciato che eri un po’ su di morale (ma evidentemente, no) e ti trovo più abbacchiata di prima.

    Si vede (legge) che hai bisogno di staccare da tutto (e probabilmente tutti).

    Ricordo che in un post parlavi di una panchina, un amico e una birra… Forse sarebbe il caso di dedicarcisi se può farti sentire anche solo un po’ meglio.

    Non fossi povero (e ti conoscessi abbastanza) una birra te la offrirei pure. Una persona amica che ascolti, ti capisca e provi ad aiutarti non ti dico che faccia miracoli, ma può sicuramente aiutare (… Forse).

    Non t’abbattere troppo, che la vita è una scatola di cioccolatini e prima o poi quelli demmerda finiscono.

    1. Ahahhahahah forse ho persino esagerato. Qua sta il bello, lasci andare i pensieri su un blog e fottesega. Comunque no, non sono ancora guarita. Diciamo che sono Ted Mosby nella fase in cui Robin si sposa con Barney.
      Grazie della tua gentile e provvidenziale offerta, fai come se avessi accettato (dal vivo non sono una che si autocommisera. Sul blog maquantomipiace)

      1. Colgo la citazione, ma ammetto di non aver mai visto HIMYM.

        Uh, per dire quattro minchiate (nei commenti e dal vivo temo la situazione non cambi molto, per me) ci sono sempre.

        Più sul tuo blog che sul mio (almeno per il momento… E giuro che non sono uno stalker).

        Keep Up, che il Disagio è cosa per me.

        1. Avrei detto che seguivi una serie come HIMYM. Comunque, per fare uno spoiler veloce, si basa tutta sul disagio amoroso. Quindi perfetta per me ora. L’unica cosa intelligente che resta da fare è smetterla di avere paura di tutto e svegliarsi un pochino dal torpore. Ma non sono ancora in quella fase…

          1. Ho avuto la mia giusta dose di Sit-Com (ma Scrubs non si batte).

            Ti sono vicino nella tua lotta contro la lotta al torpore… Per lo meno idealmente.

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