L’errore che si paga

In giorni e periodi come questo, mi ricordo perché sono atea. Perché a un certo punto della mia vita mi sono alzata dal letto e ho percepito dentro di me l’impossibilità di credere in ciò che è al di fuori di me, e di affidarmi a forze che non provengono dalla carne viva e tangibile.

Da un certo punto di vista, pochi minuti fa sono ri-diventata atea. Ho creduto moltissimo in una cosa, per lungo tempo, ci ho creduto con fermezza e passione, e si è rivelata una reliquia, qualcosa che non esiste ma mi ha tenuta al caldo e al sicuro per un po’. 

Ma per credere serve fiducia, la “fede”. Per avere fede servono amore e rispetto, e libertà, molta libertà.

Nella lista dei credo, oggi posso toglierne un altro che non aveva nessuno di questi elementi.

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5 pensieri su “L’errore che si paga

  1. Ti invito ufficialmente a diventar membro onorario della casata “Neverajoy”.

    Ti sono virtualmente solidale.

      1. Conosco la sensazione.

        Non demotivarti troppo, se hai avuto scazzi con una persona pensa che ad averci perso non sei stata solo tu.

          1. Dal poco che ho visto/letto mi sembra che anche l’altro ci abbia perso.

            È vero che qui compare un 1/2% di quello che sei e anche dovesse essere l’unico 1/2% “buono”, se lo sarebbe perso comunque.

            Life is wonderful (even if full of errors).

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