Sono un italiano medio, ricco di commonplaces

Sono stata all’anteprima del film di Maccio Capatonda (per chi non lo conoscesse è il genio indiscusso che ha creato trailer come La Febbra, Padre Maronno, Sossoldi, Mani in alto e altre perle di nonsense). Titolo: Italiano Medio, che riprende proprio un suo precedente trailer. 

maccio Il film, su cui all’inizio si può essere scettici dato che un comico che sa fare sketch di 1-2 minuti non necessariamente è in grado di imbastire una trama che si allunghi oltre l’ora e mezza, mi è piaciuto. Non solo mi ha sorpreso notare che non è affatto noioso né allungato con l’acqua o stupido, ma c’è anche una sottotrama interessante. Tra le righe si vede quell’italiano medio che, a onor del vero, trovo un po’ superato, ma ancora presente. L’italiano che segue il Grande Fratello (ormai trasmissione morta e defunta, per nostra fortuna), che sogna di fare la Velina, che frequenta l’Hollywood pur non potendoselo permettere. Tutti stereotipi giusti, che esistono, ma molto milanesi. La truzzaggine, la spavalderia ignorante, l’arroganza del poveraccio (non in termini solo economici, ma anche e soprattutto culturali) li vedo sempre meno nel quotidiano, nel vivere comune. Certo, la Marcuzzi che presenta l’Isola dei Famosi è un fatto, ma anche la ripresa di valori passati e la sinergia hipsteriana per riportare in auge uno stile pulito – sebbene fighetto e spesso falso, comunque migliore delle magliette della Guru e delle cinture di Just Cavalli; Barbara D’Urso che non vede diminuire il suo potere televisivo è un fatto, ma anche la continua e felice presenza di folla quando Alberto Angela presenta un libro – che vogliate o meno è uno scienziato, è uno studioso, è un uomo che non vai a vedere per ridere sguaiato; le bimbeminkia che non cedono il passo all’età della ragione sono un fatto, che possiamo anche concederli visto che sono appunto “bimbe”, ma anche gente di 20-25 anni che crea dal nulla startup interessanti. 
L’italiano medio, film, ha solo un difetto quindi: mi sembra un po’ l’immagine di persone che esistono ma stanno ai bordi, che sono macchiette, che cedono il passo a nuove mode e nuovi italiani medi(ocri) ma un pochino più evoluti. Credo nel progresso, credo nell’avanzare verso uno stile di vita più edulcorato (alla “Her”, per intenderci) e che si discosta dal mood milanese imbruttito che, giacca e cravatta o crocs e felpa, si lancia verso il sabato sera di follie. 
Non sono troppo ingenua, vedo che puttanaggine e stupidità continuano ad avere vita e a diffondersi a macchia d’olio, ma noto anche in questa città, che vuole a tutti i costi seguire mode e trend, poderosi cambiamenti e ammetto che li preferisco. Preferisco un hipster dal capello ordinato al cazzone che mette i jeans strappati e beve champagne senza sapere cos’ha ingerito. Preferisco la snob creativa con le collane a forma di bicicletta alla semitroia (un essere mitologico metà femmina di microcefalo e metà animale da monta) con i pantacollant bianchi e le Nike con suole alte 7 metri. Nel peggio degli estremismi, scelgo quelli che almeno non svaccano completamente.
Il mio consiglio, quindi, è: vedetelo, se vi piace Maccio è quasi un obbligo morale dettato dall’amore per Mariottide, Herbert Ballerina, Anna Pannocchia e altre meraviglie. Se invece non sapete chi sia (siete folli, dove avete vissuto tra il 2000 e il 2012?), vedetelo perché vi fa ridere. Non è un Vanzina privo di senso, non è neppure una sottile comedy britannica, ma una giusta via di mezzo tra un film buffo e un film con una logica interessante.
La critica, come in ogni trailer di Capatonda, c’è, ed è uno spunto di riflessione.

Alla fine bisogna sempre fare i conti con che tipo di cultura e sottocultura abbiamo, con che italiani siamo. Da qualche parte siamo nati, e sebbene ci siano tante differenze, da qualche parte ci ritroveremo sempre simili, con una storia comune, con un sentire solo nostro, da Palermo a Torino. 

E se sappiamo essere migliori oggi, cosa potremo fare di ancora più grande domani?

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