Hai sempre ragione

Mi sto preparando psicologicamente e fisicamente all’estate in città. La città è Milano quindi trovo superfluo aggiungere qualunque altra informazione: ovviamente sarà uno schifo.  Mentre m’impinguo di giorno in giorno, alcune amiche suggeriscono che la causa è lo stress (TUTTO è causato dallo STRESS), peggioro anche il mio carattere. La stanchezza e una bella quantità di visioni mattutine ai limiti delle slum stanno facendo un cattivo lavoro su di me: sono addirittura finita a piangere. 
Se c’è una cosa che odio delle donne, che odio delle persone, che odio del mondo è: frignare. E sono finita a frignare anche io. Quindi, per coerenza, mi odio.
Il mio personale elenco dei piagnistei si associa, purtroppo, a grasse figure di merda infarcite da imbarazzo (mio) evidente, fazzoletti in mano, goccioline che scendono dagli occhiali (perché piango ogni volta che ho gli occhiali?) e fuga silenziosa verso il dimenticatoio.
Facevo parte di un’associazione universitaria dedita al cinema. Litigo con il boss dell’associazione perché, sinceramente, non faceva un cazzo. In due anni di impegno e noie e pendolarismo Brescia – Verona per andare a distribuire volantini desideravo un attimo di partecipazione dal presidente. Nada. A quel punto invio mail ricca di bestemmie. Il giorno dopo, durante un non memorabile pranzo insieme, abbandonata dagli altri studenti inizialmente concordi con la mia mail, accade: piango, di rabbia e di stanchezza. Conclusione: vado via piano piano e mi tocca anche avere pietà di quel presidente che “aveva poco tempo causa problemi di salute”. Evvabbè.
Ricordo il bruciante senso di colpa per aver pianto. Perché le lacrimucce non si tramutano magicamente in pizzicotti fastidiosi sulle braccia?
C’è stata poi una volta in cui ho rischiato di crollare in lacrime davanti a un esame. Uno stronzo davanti che pensava di essere Leonardo Da Vinci mi aveva spinto ai limiti della pazienza e della gioia di vivere. E io, in quell’occasione, mi sono concentrata in maniera pazzesca su una mosca alle sue spalle. 
Gli occhi lucidi, il naso che si arrossa, storture facciali per canalizzare le acque verso gli angoli più nascosti, il piagnisteo ha bisogno di anni di esercizio e forza di volontà. Io si vede che sono debole quando mi incazzo. Mi ha sempre irritato, ad esempio, essere furibonda coi miei, voler dimostrare loro che stavano prendendo una cantonata, che ero adulta, responsabile e che qualunque cosa dicessero valeva quanto una zanzara: dopo 3 urli decisi piangevo. Mia madre s’impuntava dicendo che mi comportavo in maniera ridicola, e devo ammettere che era davvero ridicola una ventenne che tra le lacrime ululava “io non sono più una ragazzina!”. 

Quando guardo i programmi di Piero e Alberto Angela, miei idoli e in un’altra vita rispettivamente nonno e fratello, e spunta il classico “Perché si piange?” mi domando: eh, infatti.
Perché se sono incazzata piango? Non dovrebbe essere l’esatto opposto? Non dovrei godere nel vedere le vene sulla mia fronte che saltano e gli occhi iniettati di sangue? Invece… 

Prenderò lezioni di faccia tosta.

Clèr sull'orlo della disfatta emotiva
Clèr sull’orlo della disfatta emotiva
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