Il piano B può essere un meraviglioso piano A

Al di là dei tempi difficili che vive il mondo del lavoro, tralasciando le solite discussioni su disoccupazione e stagismo, su quanto prendi tu e quanto prende il politico, a me piace lavorare. Chiaramente studiare era un tipo di lavoro diverso, più autonomo e indipendente, e non obbligatorio. Invece portare la pagnotta a casa è d’uopo, soprattutto se si è fatta una certa età e i genitori urlano a gran voce che la tua stanza sta per essere affittata a uno studente cinese. 
Gli anni di culo che una persona deve farsi, e questa legge è sempre valida, non portano necessariamente a frutti succosi e lucrosi, anzi, spesso il tuo posto conta quanto l’ultima delle pozzanghere nell’ultima via dell’ultimo buco di paese. Ma non sempre. Il mio piano A, per esempio, l’editoria, è diventato un felicissimo piano D che dubito di andare a recuperare nel cassonetto dei sogni dimenticati. Ho scoperto che il piano B è quello che davvero mi piace fare, per cui non solo mi alzo la mattina, ma non mi assento mai! Piuttosto scandaloso che io sia in orario, perfino in anticipo, mentre in Parlamento ululano che i giovani sono dei babbioni viziati.
Il mio piano B, che credevo fosse il dettaglio fiko sul CV e nulla di più, è invece diventato il grande e gigantesco piano A da etichettare come “lavoro che adoro” e che ho scoperto di apprezzare solo di recente, dopo aver temuto, ogni sera, di essere spedita a casa con un piazzato calcio negli stinchi. Devo notare che sono sempre l’ultima che si accorge delle cose… E studiare storia quando sei l’ultima che si accorge delle cose è abbastanza ridicolo.
Ma tornando al punto di questo post: è difficile fare quello che piace adesso, forse lo era anche 30 anni fa ma non c’ero, non voglio fare ipotesi azzardate. Vedo I. che non ama il suo lavoro eppure gli permette di guadagnare (quasi) il doppio di me  (i soldi non rendono felici, a quanto pare); vedo me che guadagno pochissimo, non faccio gli aperitivi altrimenti salta l’affitto mensile e mi reco ogni mattina in ufficio. Lo faccio perché sto imparando, sto scoprendo e sto apprezzando un lavoro che pensavo di non fare mai. Pensavo anche di essere una capra a farlo, in realtà.

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Credevo che avrei fatto la pediatra, l’archeologa, la neuropsichiatra infantile, la giornalista e l’inviata di guerra, poi l’editor. E invece niente di tutto questo, nulla che abbia a che fare col salvare vite o col recensire un libro, niente. 

Dopo 5 mesi di lavoro in un mondo nuovo (in tutti i sensi) mi è chiaro che non si deve pensare solo al piano A, non si deve credere che accettando 500 euro o zero ci si vende sempre, ma che possa essere un meritato trampolino verso qualcosa di migliore – e se non arriva contempliamo il piano B, il piano C o il piano Z senza vergogna, senza sentire che stiamo tradendo la nostra anima o la promessa fatta a Maria mamma di Gesù nel Natale del ’96. Non mi era mai successo di venire coinvolta, apprezzata e considerata come una lavoratrice, come una “che porta a casa la pagnotta” e non riesco a dire altro che “stupendo” quando entro in ufficio, anche se sono scazzata perché è lunedì e la mia faccia urla disperazione e occhiaie, anche se squilla il telefono perché qualcuno rompe alle 9.05 di mattina e tu stai ancora togliendo la giacca, anche se mi hanno fatto il mazzo per errori o disguidi o inesattezze e ho pensato di andarmene.
Mi piace lavorare.

Fateci lavorare, anche coi nostri piani B.

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7 pensieri su “Il piano B può essere un meraviglioso piano A

    1. Ehhhhhhh… Non la feticista dei piedi né la passeggiatrice. Un lavoro normale in un ufficio milanese! (dai che sei su Linkedin e lo sai! :) )

  1. Sono contento per te. Il mio piano A non si sta realizzando, e considerato che quello che sto facendo non era neanche nei piani capirai perché quello che faccio non mi piace.
    E’ semplice. Molto.

  2. Non ti leggevo da tanto, troppo, credo.
    Bellissimo, post. Comunque, e se io non avessi nemmeno un piano A? Ho passato gli anni universitari con mille idee progetti e voglia, mi rendo conto che nel settore che ho scelto non ci sono molte prospettive, quelle che ci sono richiedono esperienza PLURIENNALE, io ne ho su per giù di un anno, e tutta la parte diciamo economica del mio percorso di studi, mi fa sentire di portare una laurea in promozione e gestione del turismo ma in curriculum economico, con enorme peso perchè NON MI SENTO IN GRADO di gestire “quelle cose economiche lì”. Non ho piani, non so se sia meglio o peggio.

    1. Non avere piani credo che sia peggio, a occhio. Perché sei al buio completo. Ti vedi un giorno come cassiera e il giorno dopo come maestra elementare. Però può essere (a questo punto, anzi, DEVE essere) un vantaggio: partendo da zero puoi sperimentare tutto, non perdi quasi mai, puoi solo ottenere qualcosa in più ad ogni passo. Non sei compromessa, diciamo. Se lo prendi come spinta per trovare una strada, anche AL DI FUORI degli studi fatti, secondo me può solo fare bene. Certo, prima cerca qualcosa che sia di tuo interesse, che ti piaccia, in cui ti senti capace. Poi piano piano cambieranno le cose, fidati.
      Io ho passato circa 4 mesi a grattarmela, per essere proprio precise, non sapendo che fare. Guardavo gli annunci e pensavo “massì potrei fare questo”. Due ore dopo “WTF?”. Non far passare troppo tempo però, che in questo caso peggiora le cose e non le migliora

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