Le possibilità

In ufficio, durante la pausa pranzo, attacca una conversazione da cui sono esclusa ma che, mio malgrado, posso sentire perfettamente. Nella mia testa volano diverse possibili risposte finché capisco che l’ideale è sempre, comunque, perennemente affidarsi a Scazzo.
L’argomento era uno dei più discussi e banali del nostro tempo: no, non Santoro vs Berlusconi, ma “le possibilità di un giovane” (nota di spirito: discusso tra due non giovani, ovviamente). Le possibilità di un giovane, lo dico come appartenente alla categoria (almeno per i prossimi 10 anni), sono basse. Molto basse. Non è ora il momento per dire i motivi perché sono tanti e vari (dal choosysmo alla crisi, dall’inadeguatezza della preparazione scolastica all’essere una generazione viziata, ecc ecc ecc) ma il discorso si basa su una collega convinta: “Se uno ha passione e possibilità potrà farcela“. Il collega inserito nel mondo reale e non in quello di My Little Pony replica: “Sì, il problema sono proprio le possibilità”. Collega Little Pony ribatte: “È colpa tua che fai 10 anni di Iulm se non trovi lavoro”. Collega Mondo Reale: “Guarda che non è che la crisi è solo nella comunicazione, c’è anche in schiere di lavori che erano prestigiosi. Un’amica è anestesista ed è precaria. Ha fatto 10 anni medicina e non ha un contratto – senza contare le enormi responsabilità”.
E via così.
Si capisce che se devo scegliere, stile prossime elezioni di febbraio, scelgo il Collega Mondo Reale perché la pippa su “se sei bravo hai un lavoro” ha validità fino a pagina dieci. Questo modo di dire sta a indicare quando una cosa è nota e/o valida fino a un certo punto, come in un libro: se lo conosci fino a pagina dieci non lo conosci. “Se sei bravo hai un lavoro” non è un’equazione matematica infallibile perché il fulcro su cui concentrare l’analisi di questa “brillante” conversazione è proprio in una parola: possibilità. Se sei bravo – ALT! C’è possibilità? Ok che hai studiato 10 anni e sei iperlaureato e nel tuo CV c’è la Bocconi ma… c’è l’occasione per lavorare? In una buona percentuale (azzardo, 75 %) no. Puoi farti CV, assolutamente, puoi vedere se i pacchi di libri studiati sono poi, nella pratica, adatti a quello che vuoi fare, puoi… tante cose. Ma c’è la possibilità, se sei capace, di lavorare? Ecco. Sta tutto qui: non sta in laurea o non laurea (ai giovani operai non va tanto meglio…), non sta in laurea allo Iulm o laurea all’Università degli Studi di Salcazzo ma in quali concrete occasioni lavorative ci sono date o ci possiamo prendere (quest’ultima cosa non indifferente).

Il settore culturale è messo peggio che mai, ed anche in tal caso non discuto i perché i percome e le occasioni (aridaje) mancate, ma l’avvocatura? I giovani farmacisti? Gli ingegneri, gli architetti, gli operai della Fiat, i periti industriali, i camionisti? Concretamente, insomma, quanto è labile il confine, oggi, tra essere bravo ed essere disoccupato?

Nota di spirito #2: uno dei miei colleghi è un analfabeta a cui devo correggere le A con o senza H eppure prende 1500 euro al mese ed è indeterminato. Collega my Little Pony, che stai a dì?!?

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