Domani sera

Domani sera dovrei essere pronta per Berlino. Vado via quattro giorni.
Prima di partire sono esplosi anni di stanchezza, di frustrazione, di denti stretti, di silenzi, di insoddisfazione. Anni. Sono esplosi e alcune cose le ho dette, e ho fatto bene, altre non le ho capite e magari dovrei chiedere scusa. Ma è la cosa meno rilevante perché devo riceverne parecchie anche io, di scuse. A chili.
Non c’è un modo diverso per dire le cose, a volte. Un “cazzo”, un “mi prendi per il culo” esprimono esattamente la verità e la certezza che stare ancora zitti un minuto sia un errore. Ho quindi detto molti “cazzo” e molti “mi sento presa per il culo”. I cazzo ormai non contano più, erano detti per rabbia e comunque è la parola più semplice del mondo. Io mi sento presa per il culo, invece, avrei voluto che contassero poco, che fossero parole prese tanto per e invece è vero, mi sento davvero presa per il culo, e più di una volta.
Uno dice no, l’altro risponde “sei tu che sbagli” e alla fine è facile per tutti tranne che per me. Divento quella che è “impazzita”, oppure quella che “fai tutto da sola” o magari uno esce perché ha da fare e si dimentica di nuovo che ci sei.
Guarda caso l’essere inascoltata è proprio simile al sentirmi presa per il culo. Ma peggio è ascoltarmi e poi prendermi comunque, ad ogni modo, per il culo. Allora, in conclusione, che devo fare?
La domanda è: pur avendo la necessità di vomitare addosso a certe persone (fisicamente e metaforicamente. Fisicamente sarebbe stupendo) e pur avendo pensato di uscire dalla porta e non rientrarci (cosa che voglio fare, domattina, anche se non so come prendere in mano la mia vita da zero) non voglio fare come al solito, becco chiuso, urla e vaffanculo (anche questa parola è abusata), stavolta voglio altro, di più utile.
Ok non ho fatto la domanda.
Riformulo: che devo fare? Non voglio essere me stessa, stavolta, quindi chiedo all’incognita comunità web: devo andare dai soggetti e dire “possiamo parlare? un attimo..” e chiedere scusa per poi, però, riaffermare ciò che conta oppure taccio, rimango qui seduta al computer e mi lascio morire lentamente per l’ultima volta prima di andare via da casa (domani) solo con una valigia, il telefono scarico, l’abbonamento del treno finito e 300 euro scarsi?

Sinceramente,
Clèr.

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4 pensieri su “Domani sera

  1. Hai tutto quello che ti occorre per la tua resurrezione. Le battaglie non si vincono senza riportare qualche ferita, ma perderle è morire dentro. Basta spendere troppe parole che non verranno ascoltate. Domani prendi la tua valigia e levati dalle palle, da persona adulta. Rendimi felice, per favore.

  2. Dì quello che devi dire: che almeno sappiano che non sei scema e ti accorgi di come ti trattano. Poi pensa solo a come andartene. Ne parliamo a voce, ma volevo dirtelo anche qui.

  3. parla e pianifica. una mia amica mi disse: vogliamo tutti scappare, ma bisogna pianificarlo perchè se no dopo i primi 100 metri si è costretti a tornare indietro. quindi, pianifica bene la tua valigia. e parla con chi devi..perchè non ti dicano “non sapevo” o “hai esagerato”

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