Meriti

La tv è sempre accesa, sentita più delle parole che escono di bocca. La tv parla, e ti zittiscono se inizi un discorso. Se una sera, a cena, salti fuori con la notizia che sei incinta o che hai giocato a poker e ti sei venduto la casa, shhh, dopo il tg. E poi dopo il programma serale merdoso che ti propinano. E poi verrà sicuramente qualcosa d’altro che porta il coma nelle loro teste. Tu parli, parli, parli ma il rumore è identico: …….
Di solito la notizia non è eclatante, al massimo si riduce all’uscire col proprio ragazzo, ad un esame il giorno dopo, a un viaggio che si è organizzato, non è nulla di complesso da memorizzare né di impegnativo per una famiglia media. Sono cosette da ventenne, sono piccoli meriti o soddisfazioni che si vuole togliere tua figlia, visto che non lo fa mai. mai.

“Potrei andare?”
“Mmm?”
“Dicevo: potrei andare? Però dovreste pagare voi”
“Dobbiamo. Che cosa dobbiamo. Non dobbiamo pagare nulla. Se ci va”. E’ sempre tutto un favore, una grazia concessa non da uno bensì due divinità. Non chiedere mai, e ci fai un favore.
“Sì, se vi va, dovete se io non ho un euro da metterci e vi va bene mandarmici”. Cazzo stai a spiegare i verbi, è così ovvio, sono parole buttate tanto per ritardare le risposte, per non rispondere neanche, alla fine.
“Ma tu…”
“No. Altrimenti non stavo qua a chiedertelo”. E poi lo sai già, sembra quasi che tu lo voglia chiedere sempre quanti soldi ci sono nel portafoglio, e quasi cadi di sorpresa quando, aprendolo, è vuoto. Non ti chiedi mai perché il sabato sono chiusa in casa. Non ti poni neppure la domanda, non ti si accende la lampadina che ti fa riflettere su come io possa avere dei soldi se mi mantieni. Mantenere vuol dire questo. Far vivere una persona con il tuo lavoro, i tuoi soldi. E se quella persona è un figlio appena ventenne che hai voluto mandare all’università non aprire la bocca sputando frasi da usuraio. Anche perché quel figlio fa.
“Beh ma non puoi pagartelo in qualche modo?”. Stanno forse suggerendo la prostituzione o il cattonaggio. “Lavoro gratis perché dicono che se nei prossimi mesi lavoro bene magari mi danno un rimborso spese. Non riesco ad arrivare a duecento euro dopo un mese intero”. Ma lo sanno. Mi vedono tornare ogni giorno dopo otto – dieci ore di lavoro senza un minimo riconoscimento economico.
Sanno tutto, e mentre tu, umiliata, chiedi una risposta ad una domanda facilissima e banale: posso andare a Berlino? loro fissano la tv. “Cosa?” ti risponde per la terza volta. Cosa lo dovrei dire io. Cosa. Cosa. COSA COSA COSA. Cosa ti dico io?! Con chi sto parlando? Non sai niente, non sai che domani ho un esame, non sai che vorrei andare a Parigi, non sai che voglio andare in India, non sai dov’è la mia università, non sai NIENTE. Siete niente.
Tutto dev’essere ingrandito, ingigantito, soppesato. Anche la richiesta più banale. Non chiedo mai. Mai per me.
E ho cominciato a non chiedere anche al lavoro, e mi passano tutti davanti, e non chiedo a I. perché poi non posso mantenere le richieste, non chiedo a nessuno. E quando lo faccio mi sento in colpa. Se chiedo un consiglio o un’informazione mi sento debole, un peso. Grazie. Questo mi avete insegnato, questo mi avete regalato. Non chiedere e non uscire di casa. Perché vuoi andare a studiare in India? Certo, perché, ci sono così tante belle occasioni nel paese di 800 abitanti dove abitiamo. Si fa totalmente imbarazzante ogni richiesta.
“Mi pago le vacanze da quando vado alle superiori, non vi ho mai chiesto un euro. Quest’anno i miei amici vanno a Berlino, non ho nulla. Potete pagarmeli stavolta e basta o no?”.
Semplice, lineare.
Puoi o non puoi?
“Sono 150 euro”. Neanche per il volo aereo per venire in vacanza con te spendi così poco. Non può essere una questione di spesa. Hai qualcosa che vuoi farmi pagare, nel profondo.
Puoi o non puoi?

“Eh ci pensiamo…”.

E’ bello poi sentire che dicono ai parenti, a tavola, o agli sconosciuti e a I. che i figli s’impegnano, si meritano un sacco di cose, non sono mica stronzi. Non sono mica mal educati.
Magari bisogna diventarlo.

Si dice che le cose bisogna guadagnersele, meritarle. E’ reciproco.

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24 pensieri su “Meriti

        1. in che senso? non ho ben capito se per te non bisogna aspettare i meriti ma andare e prendersi ciò ci spetta…forse ho inteso male

          1. Il punto di quanto dicevo è che la meritocrazia non è sempre tenuta in considerazione, nemmeno in ambito familiare. A volte funziona di più la pretesa. Tutto qua.

    1. ma no, davvero. mi girano e basta che pare che uno che stia a sfruttare i propri genitori e invece no, ho 23 anni studio e lavoro e dopo 6 anni chiedo 4 giorni con gli amici. non mi pare questa cosa impossibile

  1. se ho capito il genere ti avranno anche detto “non uscire con X e Y..non perchè non ci fidiamo di te, sappiamo che sei brava. non ci fidiamo di loro.” la cosa divertente sarà quando l’anno prossimo farai una battutina a proposito e cadranno dalle nuvole. così, perchè dopo un Tot si diventa a prescindere ottimi in tutto quello che si fa..specie se non si è fatto. :)
    oh, e chiedi sempre. ma mostrati per quel che sei. su, su, che sei una bella pheega pure nel pensiero :*

      1. in effetti questo post è un po’ come le serie tv per adolescenti: vogliamo tutti diventare come i protagonisti fighi, ma (almeno per moi) assomigliamo sempre a quegli altri sullo sfondo grazie ai quali la serie può dirsi corale. dai, voler essere un po’ più brenda, kelly o donna ma assomigliavate sempre ad andrea ed idem per i maschietti

          1. abbastanza bene cara gemellona, più bassi che alti ma si vede ch’è il periodo. con i tuoi commenti mi hai rammentato che siamo due corpi e un anima intelletuale. ah riguardo a Dawson creek, citando patrick swayze: idem.

    1. cariatide, beverly l’hanno dato fino al periodo delle medie (siamo entrambi ’88) e dawson ci ha rotto i maroni nel periodo delle medie. quindi quando TU ti dai della vecchia di riflesso dici che NOI siamo vecchi. se hai problemi di fosforo mangia più bastoncini del capitano o pinne gialle del nostromo!

      1. Ma VOI siete vecchi.
        d1ress, finto giovane

        ps. davvero non ho mai visto Beverly Hills. quando è iniziato noi avevamo al massimo 9 anni. per me è addirittura del ’92. Schiavi, verificate.

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