1996

Caldo. E l’afa con le mosche che si attaccavano sulle lenzuola.
Agosto. Si usava il walkman (giallo e blu, di plastica dura) e c’era un cane bianco che sudava ad ogni passo. L’avevano chiamata Titti ed era più grande di me, anche se essere più grandi di me era facile.
Margherita coi fratelli che correva in bici e grattava via le croste delle gambe. Io con la treccia.

Nella mansarda che usavamo come stanza, mentre mio padre era lì fuori a lavorare, ascoltavo questa:

E pensavo a Cappuccetto Rosso.

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