Essere stanchi a 23 anni

Stanca. In che altro modo potrei dirlo?
Farò un esempio lungo e amaro.

Da quattro anni lavoro su una rivista, arrivando a diventarne una parte fondamentale assieme ad altri redattori. Twitter, Facebook, aggiornamenti continui, imparo a fare gli e-book, organizziamo eventi, m’invento jingle e video, fotografie e approfondimento, tiro fuori rubriche e articoli e sperimentiamo, poco, ma lo si fa. Una volta sono rimasta con I. a stampare a mano la rivista, ci abbiamo messo 48 ore per 32 copie. Diverse volte ci ho messo (pochi) soldi, mi sono fatta Milano – Venezia Mestre – Brescia – Bologna pur di farla conoscere. E sganciando ore e denaro mio.
Ora sono stanca.
Perché da quasi cinque anni e con ore e ore al giorno di lavoro serio abbiamo raggiunto quello che altri hanno raggiunto in sei settimane. E so, in fondo, il motivo: la nicchia, l’eterno dramma della nicchia. Penso ad una rivista che, con tutti i suoi contro e i pochi pro, è passata da zero a 2mila fans facebookiani (e ragazzi, quelli contano) in tre – quattro mesi; penso ad una rivista che contenuti originali zero eppure ha 10 redattori che ci mettono impegno e voglia e non devi andare a cacciarli tipo leoni nella savana e sono tutti della stessa città. Non devono passare mesi su mail per decidere una cosa, e non devono sentirsi prendere a pesci in faccia quando poni sul piatto la dura verità: se scrivi ‘sta roba ti legge solo tua madre. Penso a quella rivista, come molte altre, che ha fatto lo stesso lavoro fatto da me ma per farlo si sono divertiti (e io, sinceramente, non ricordo quando mi sono divertita), che hanno avuto idee non tanto più fighe delle mie e che conoscono più o meno le stesse persone. Ecco, quella rivista, ogni volta che mi arriva un aggiornamento, mi ricorda che sono una fottuta imbecille.
Dovrei mandare una mail e dire “ehi, ciao, sentite, scusate ma sono stanca e nessuno ci aiuta e sinceramente ho capito che è più facile leggere voi che scrivete due minchiate sul nuovo fumetto Marvel piuttosto che il nuovo romanzo di salcazzo”. Facile.
Le domande si sprecano: dove trovano i soldi, dove trovano i contatti e perché quello è fan tuo e non mio che siamo pure amici? Domande senza risposta, alla fine. Perché l’unica vera risposta all’unica vera domanda (“che ci sto a fare qua”) è: salcazzo.

Adoro quello che faccio, ma sono stanca.

 

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2 pensieri su “Essere stanchi a 23 anni

  1. Clara grazie a te posso vantarmi con i miei amici dicendo: Sono amico di una ragazza di Brescia che porta avanti una rivista letteraria e ha la nostra età.
    Ragazza mia, tu per me sei un motivo di vanto.

    1. cazzarola.
      grazie.
      il tuo complimento mi ha fatto arrossire di brutto.
      e balbetto anche se sono alla tastiera.
      grazie davvero, senza scherzi.

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