Lo Show

Avevo partecipato a un concorso letterario (subwayletteratura, precisamente) con questo racconto, ma, ahimè,  non rientro tra i finalisti. E quindi lo posso mettere qui. Genere…esistenziale – universitario, direi.
E posso anche dire cose tipo “buona lettura” et varie.

Oggi è il nove aprile. Oggi ho deciso che mi laureo e Roberto si è fatto centocinquanta chilometri per arrivare in orario. Ha detto che non si vuole perdere l’evento, così ha detto, l’EVENTO. E così dicono anche mamma e papà, disabituati alla mia presenza da quando studio qui. Sempre contenti se li chiamo, sempre pronti ad essere fieri di me.
Da sei anni quando passo fuori dall’Aula Magna assaporo il gusto dell’arrivo al traguardo, lo spumante e i fiori impacchettati, il sorriso. Sorridono sempre. C’è la vaga idea che quel loro spettacolo da neolaureati sia indimenticabile. Conducono parenti e amici nell’inutilità dei loro anni di studio e ne godono, si abbracciano e fingono di non sapere che è tutto senza futuro. Dimenticano tasse pagate a vuoto, i cazzi amari quando diventi un fuoricorso, come fosse grave, serio, importante.
Oggi voglio laurearmi per capire queste sensazioni da reality, per sapere com’è avere occhi orgogliosi addosso. Mamma e papà credono che sia il giorno che aspettano da sempre, un istante di sacrificio in cui smetterò di essere uno studente per assumere le fattezze di qualcuno pronto al mondo. Mi trasformerò, muterò. Diventerò una percentuale nel mucchio di sondaggi sulla disoccupazione giovanile. Diventerò una parte della parola “giovani” che si getta sulle labbra di tutti. Sarà bellissimo vedermi dall’altro lato del palco, osservarmi mentre rido, bevo alla mia salute e commento le domande del relatore. Magari ne faccio l’imitazione, così, perché sono brillante, sono neolaureato.
Entro nella metro e mi attraversa il tanfo di piscio delle scale e allora mi chiedo se non è squallido che oggi, proprio oggi che ho deciso di laurearmi, io sia impregnato del puzzo di piscio di qualche ubriaco. Non dovrebbe essere questo l’ultimo odore che sento.
Sono il protagonista, e i miei spettatori sono mamma, papà, Roberto. Ci saranno solo loro in questo show. Li ho chiamati, ho riso, persino, commentando la mia stupefatta felicità. Li ho imbrogliati per non essere solo in questa recita. Ho scelto il nome del professore, il titolo della tesi, la media degli esami. Allo show, il mio show, non manca nulla.
So che si deve essere agitati, con le mani sudate, con gli occhi lucidi. So che occorre balbettare, essere indaffarati, dare per scontato che sarà dura. Perché per crederci un po’ hai bisogno di rendere vero tutto questo, di trascinarlo fuori dalle foto ricordo e sentirlo vivo accanto a te.
Preparo tutto per loro che tra venti minuti si accorgeranno del mio ritardo. Chiederanno di me e li colpirà l’assenza del mio nome sull’elenco e chi ha sbagliato? Forse non è in quest’aula? Dove sarà C.? Il vestito buono che si scioglie nel sudore, nel dubbio, il cellulare irraggiungibile.

La banchina è quasi vuota, è il nove aprile e mi piace pensare che oggi potrei laurearmi, potrei rendere contenti mamma, papà, Roberto. E invece no. Si apre sul proscenio quello che sono venuti a vedere fin qui: il niente. Torneranno a casa chiedendosi cosa è stato. Un viaggio immaginato, forse, un dormiveglia, un falso. Sarà come aver acceso la tv ed essersi persi nel sonno, sul divano, dimentichi di quelle voci percepite da lontano, da altri mondi, dal di fuori. Troveranno un risveglio di domande che non potranno spegnere col telecomando.
Le luci sono vicine, puntate sul mio viso, sono il protagonista di questa bugia, di questa decisione. Mentre arriva la metro e mi sporgo oltre la linea gialla non sento più odore di piscio, non c’è più nulla che mi dia fastidio, che mi faccia pensare. Non vedrò la fine dello show, non ho mai voluto assistervi perché sono solo una comparsa, non sono mai stato davvero il protagonista. Ma avrei voluto.
È tutto un sibilo nei timpani che sembra chiedere “dove sei?”.
È il THE END dello spettacolo e della vita. La metro arriva.
Non ci sono più.

Liberamente ispirato a un fatto di cronaca realmente accaduto all’Università di Genova.

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13 pensieri su “Lo Show

  1. Brutti cattivi.
    Penso che il tuo racconto meritasse un trattamento migliore. E non lo dico da moroso…

  2. pat, non posso commentare il mio pezzo. però ti dico, vai a vedere la lista. ce n’è uno che ti colpirà 8uno dei finalisti…il nome…). un nostro rifiutato! ecco.

    1. grazie, non so se lo meritavo, perchè sinceramente non ho letto i selezionati.
      però mi rende contenta sapere che vi piace. E’ successo davvero eh…Solo che il ragazzo ligure si è buttato dall’aula dell’università…non mi pareva il caso.

  3. Reblogged this on generAzione rivista and commented:
    La nostra Clara Ramazzotti, circa un anno fa, scrisse un pezzo. Era sul suo blog, voleva che finisse nelle subway italiane ma non ci finì. Ve lo riproponiamo perché è molto generAzionino. E poi è successo davvero, a Genova, tre – quattro anni fa.
    Buona lettura.

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