Ancora

La sera, dopo cena, all’incirca tra le 21.30 e le 23, è il momento della giornata in cui arriva lo sconforto. Arriva perché non mi sento, in tutta sincerità, “parte della meglio gioventù” né “madaihaituttalavitadavanti”. In queste sere io mi sento una cassintegrata, come quelli che la notte si chiedono come faranno il giorno dopo, e la mattina si domandano perché dovrebbero alzarsi. Io mi sento più o meno così in queste sere, sempre più frequenti, con la non irrilevante differenza che posso ancora illudermi per due anni circa. Tempo di laurearmi (di nuovo).

Tutte queste spensierate riflessioni nascono perché ogni tanto vedo qualche disoccupato baldanzoso che sta fuori dal cancello accanto al mio giardino e borbotta con chi di dovere, chiede lavoro. Abito in una cascina e qualcuno che è rimasto col culo a terra nella “ricca” Padania e quindi cerca lavoro c’è sempre. Anche oggi.

Aveva 40 anni, o poco più. Magari prima faceva l’operaio o stava nelle acciaierie. Cazzi suoi, ora deve reinventarsi e prendere i suoi CV. Ricapitolando: a 20 anni non ti assumono (perchè troppo giovane. Troppo ormone. Troppo boh…) e a 40 neanche (troppo vecchio?). Quand’è che assumono? Quando ci faranno lavorare? Ma noi lavoreremo?

Io ne ho visti uno, due, tre che suonavano al cancello e uscivano col picche in tasca. Non serve nessuno. Nessuno. Neanche nella ricca Padania.

E allora la sera, come stasera ad esempio, il mio letto diventa un porto sicuro, una garanzia – anche se disprezzata, spesso, perché non autonoma. Diventa la certezza che sono ancora STUDENTE, come dice la carta d’identità, e magari posso fare finta di niente per qualche tempo ancora, posso accettare di non alzarmi la mattina o di farlo molto tardi. Dormo molto in questi mesi, e so benissimo perché.

Ho poco da fare di pratico, e i continui impegni che mi sono cercata mi hanno stufato. Che palle. Dormo fino alle 9 ma in realtà alle 7 sono sveglia, potrei già avere gli occhi sbarrati sulla finestra e pensare “aspetta ancora un po’…”, e aspetto sul serio. Anche perchè ora il miglior scacciapensieri che possiedo è un libro intitolato L’IMPERO BRITANNICO e a questo punto meglio affogarsi nel cuscino e dirsi “più tardi, è ancora presto”. Ma sarebbe uguale anche se avessi un bel giornale patinato, una torta di mele o un amico che mi attende per la colazione.

Quando suonerà poi la sveglia sarò (saremo) fregata (i).

 

-in ascolto: LIBERI TUTTI, SUBSONICA-

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2 pensieri su “Ancora

  1. Saran Gran Scazzi Cla.E non ci possiam girare intorno.
    Anche se il fatto di essere studente mi mette l’angoscia tanto quanto non trovare lavoro,come se la mia vita fosse ancorata alla dipendenza da qualcuno-i mie genitori-e non potesse andare avanti.Il fatto di aver perso un tot di anni al liceo ha fatto crescere questa angoscia in me ma anche ora se penso”oddio,un altro anno di LICEO,poi c’è l’università eh certo,3 anni più due,e diventano cinque e intanto sei vecchia e non avrai mai i soldi per comprarti una casa e avere dei figli-che poi fossero solo i soldi e una casa che mi servono per fare degli gnomi-“.Quindi non so,dal canto mio è un po’ un’angoscia unica,anche se qualche soldino lo prendo e a scuola ci vado e ho il piede in due scarpe,questo non mi aiuta a sentirmi stabile.Per nulla proprio.

    1. se anche tu avessi finito il liceo a 17 anni, e fossi laureato in astrofisica con 110 e lode, ci sarebbe una dura lotta davanti.
      Perchè, ahimè, quando finisci l’università – o devi lavorare – ti accorgi che non sei unico e questo fa un pò male.

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