Il mondo è un volantino

Ho fatto volantinaggio, fuori dall’università, e ho pensato che fosse una cosa non troppo ingrata. Insomma, se tralasciamo che anche una scimmia potrebbe fare quel lavoro e se dimentichiamo che nessuno ma nessuno ma nessuno ti considera, di per sè è un lavoro come un altro. Poco retribuito, senza certezze e, alla fine, pure noioso. Fare carriera nel mondo del volantinaggio era il mio sogno ma sono servita per due sole settimane, a sei euro l’ora, e quindi ho chiuso anche quella porta – felicemente. NB: sei euro l’ora è già tanto.

Divertente è stato ammirare le diverse sfaccettature dell’umanità che mi circondava. Studenti travestiti da improbabili metallari assetati di sangue o infighettati manco dovessero fare un colloquio di lavoro. Donnine garbate, signore clementi, pietosi neo immatricolati e qualche brufolo. Il solito.

 

 

Ci sono diverse reazioni di fronte al povero volantinaro sfruttato – nel qual caso IO -: 1) sorridere dolcemente e dire, sbuffando come fosse ovvio, “no…dai“. Poi aggiungere un’espressione da Padre Pio sul volto che fa sentire il volantinaro un delinquente che debba convertirsi; 2) irrigidirsi come quando scoperti a rubare biscotti e ostentare lo shock dovuto alla richiesta semplice e netta del volantinaro: “volantino?”. Protrarre un dolore inconcepibile sul viso e mormorare a testa bassa “no no no”; 3) saltare con agilità pozzanghere vistose, gradini scomodi, ostacoli pericolosi, motorini, porte, auto, furgoni e anziani in bilico pur di non essere avvicinati dal volantinaro che, essendo furbo stanco e menefreghista, vi fotte comunque. Ostentare, a quel punto, un orgoglioso atteggiamento di sfida stando fermi ad aspettare che qualche altro imbecille passi davanti a voi. Nell’attesa chiedersi se non conveniva, forse, prendere semplicemente il volantino e gettarlo due minuti dopo; 4) fingere fretta e aggiungere frasi del tipo “ehhhh ho un esame!” [e quindi?], “no scusa ma devo correre” [detto camminando], “lo prenderei ma ho da fare” [!]; 5) fare i cafoni per essere totalmente ignorati – ahimè funziona, ma create un circolo vizioso in cui il volantinaro si sente usurpato della sua voglia di vivere e quindi un giorno si ricorderà di voi e vi taglierà tutte e quattro le gomme dell’auto, soprattutto se siete possessori di Suv; 6) agitarsi senza controllo come se foste sottoposti ad un esame o ai controlli della Guardia di Finanza. Regredire allo stato di larva e/o ameba e balbettare senza ritegno frasi sconnesse quali “ma…no no…cioè…scusa….no!”, “siiiiisiiiiii grazieeeeee. ma no”, “mmm….ma….mmmm….per….mmmm” e andare via senza, ovviamente, aver preso il volantino; 7) bofonchiare maledizioni dimenticando che un giorno anche voi potreste essere volantinari o che quel volantinaro è il vostro compagno di corso. Sbuffare venti ore dopo che il volantinaro vi ha avvicinato un “MA NO!” sprezzante che fa sentire discretamente fighi; 8 ) incazzarsi senza motivo, fare un gesto della mano come se il volantinaro fosse una zanzara e proseguire a occhi bassi verso la propria meta; 9) essere solidali e carini con il volantinaro. Offrirsi di prendere l’intero pacco di volantini e gettarlo tra le fiamme per invocare Zeus salvo poi aggiungere uno sguardo viscido e tentare di portarsi a letto il volantinaro; 10) fermarsi a parlare del più e del meno lasciando il volantinaro in evidente stato di confusione poichè sì è collaborato a perdere circa 150 possibili “interessati”. Segue un fanculo mormorato dal volantinaro che sperava di sbrigarsi entro le 11 e invece per colpa vostra deve stare là ancora due ore; 11) i vu cumprà che fanno concorrenza E NON SI SA PERCHE’; 12) i comunisti che chiedono al volantinaro se suo padre possiede una fabbrica. Il volantinaro fa notare che se era così non stava come un coglione dalle 7 di mattina a dare foglietti. Comunisti contenti che ti dicono “sei proletario come noi, evviva!” e volantinaro che si chiede perchè non ha una Bugatti per stirarli tutti; 13) sentire che è una buona giornata, essere socialmente carini e prendere i volantini anche cinque, sei dieci volte, a cazzo, rendendo contento il volantinaro e cooperando alla pace dei sensi; 14) prendere il volantino tacendo, leggerlo di sfuggita, buttarlo via senza rimorsi – che è meglio.

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18 pensieri su “Il mondo è un volantino

  1. Ma dai, è da tempo immemore che sai che volevo scrivere un post così e cosa fai? Lo copi!
    Aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaah

      1. Ti denunzierò alla Pubblica Autorità per plagio.
        (Ah, come suona bene il linguaggio dei romanzi ottocenteschi…)

  2. ecco. poi dopo aver passato l’ultima settimana di agosto a volantinare porta a porta, (21 euri netti al dì, sai quando inizi ma non quando finisci) accogli OGNI volantino ti capiti, anche sotto lo sguardo sprezzante delle amiche! “ma prendi ogni volantino?” “tieni, mangia sono i buoni del burgher king”..perchè siamo una grande famiglia *.*

      1. mi perdoni Clèr perchè ho peccato: il più delle volte agisco come secondo il 14° punto (aggiungendo un educato grazie) ma ultimamente tiro dritto per la mia strada senza nemmeno incrociare lo sguardo del povero volantinaro. mi confesso a voi per fare pubblica ammenda e opera di contrizione.

          1. concordo con Gabb. Dopotutto anch’io prima di essere volantinara tentavo di porre rimedio allo spreco di carta con occhi feroci.
            Poi ho capito che sei l’euro ti possono pagare una vacanza low cost con le amiche e non ho più disdegnato.

  3. Ho l’angolo destro della mia scrivania che fiorisce di volantini
    Giusto ieri ho gettato :
    -il volantino di una mostra d’arte moderna a Bergamo(di gennaio)
    -il volantino di un corso di ebraico al quale non ho potuto partecipare(ottobre?settembre?giugno?BOH)
    -il volantino della raccolta firme per far chiudere Green Hill
    -un volantino del gay pride di milano(giugno)
    -un volantino del manifesto comunista:discussione ed interpretazioni(settembre 2009)
    -numero 4 volantini di rassegne teatrali nella bassa bresciana,letture in biblioteche dimenticate da Dio
    – numero 3 volantini di Emergency
    -e tocco finale,”raccolta fondi per sostenere il maresciallo Lo Zito.Questo è vintage,risale al 25 settembre
    Il mio problema è che sono empatica Cla,mi sento in colpa anche a mandare via i testimoni di Geova o quelli che vendono le rose.Quindi capisci che ai volantinari non dico mai di no,sorrido,prendo E LEGGO.Il più delle volte leggo informazioni assolutamente inutili,ma ti dirò che ogni tanto qualcosa che mi colpisce lo trovo :D
    Come mi categorizzi ora?

    1. Sei quella più simpatica, quella che prende a cazzo tutti i volantini e porta amore nelle vite altrui.
      E pure per questo ti voglio bene.
      Grazie, da tutti noi.

      ps: fai pulizia ogni tanto.

  4. la rivista universitaria di Pisa ci e vi invita a partecipare ad un opera meritoria; vista la tua arguzia e il tuo talento letterario ti giro questa comunicazione così che anche tu possa contribuire. dal canto mio per prepararmi al meglio mi riguarderò “le fate ignoranti”, “in et out”, “le mine vaganti”, “amore a prima vista”, “milk” e “fucking amal”. se anche voi foste in cerca d’ispirazione ve li consiglio tutti.

    Aeolo VII: Queer as folk… folk is Queer!

    Collabora con noi al nuovo numero: invia il tuo testo entro e non oltre il 5 Maggio 2011 ad aeolo.red@gmail.com

    Per maggiori informazioni vai al link: http://www.aeolo.it

    Parleremo di:

    Queer as Folk

    Il termine Queer è una parola inglese, il cui significato originario può essere reso con l’italiano “bizzarro”. Fino agli anni novanta è stato usato come insulto per indicare gli omosessuali, ma successivamente, con la nascita dei movimenti di rivendicazione e degli studi di genere, ha assunto un nuovo significato, indicando colui che rifiuta ogni definizione in quanto unico nella sua particolarità.

    Tenendo conto dell’ attuale situazione dei diritti LGBT in Italia, la teoria Queer non può essere che una bella utopia. Ora come ora risulta fondamentale, infatti, dare delle definizioni, permettere alla popolazione LGBT di potersi riconoscere e creare un’identità per poter portare avanti le proprie lotte anche in ambito legale e vedere riconosciuti i propri diritti di esseri umani. Tenendo conto soprattutto di questa arretratezza che distingue negativamente l’Italia di fronte ai diritti di chi ha commesso l’unica “colpa” di amare una persona del suo stesso sesso, si è deciso di dedicare una parte del prossimo numero esclusivamente alla rivendicazione di questi diritti in chiave Pride, di orgoglio LGBT.

    Folk is Queer

    Proprio in virtù di questa sua carica utopica la teoria Queer non può non affascinare. Può addirittura indicare un’originale chiave interpretativa per affrontare il problema del ruolo eccessivamente oppressivo che società e cultura possono assumere nel plasmare le identità individuali in base ad etichette troppo rigide e limitanti. E dimostra, inoltre, che i diritti degli omosessuali non sono i diritti di una cerchia ristretta di individui, ma piuttosto i diritti di tutti gli esseri umani e che tali rivendicazioni possono arricchire e aiutare a trovare nuovi spunti per problematiche universali. Non è un caso, infatti, se secondo molti militanti alla sigla LGBT (Lesbiche, Gay, Bisessuali e Transessuali) dovrebbero essere aggiunte le lettere Q, I, E (Queer, Intersessuali ed… Eterosessuali!)

    Assumendo l’ottica Queer, ovvero l’utopia dell’annullamento delle definizioni e delle etichette sterili si è deciso di affrontare argomenti molto diversi tra loro, ma accomunati dal problema dell’identità.

    Si pensi ai fatti che recentemente stanno scuotendo il Vicino Oriente ed il Maghreb; In Egitto ed in Tunisia, infatti, i giornali locali hanno descritto le proteste come la “Rivoluzione dei Giovani”, giovani che, senza rinnegare il proprio passato, adoperando le nuove tecnologie fornite da un mondo sempre più globalizzato, stanno creando una nuova identità in cui riconoscersi e da cui provare a costruire un mondo migliore.

    Come non tenere conto, nell’ambito della globalizzazione, del futuro delle minoranze etniche, o dello spinoso problema dell’identità culturale e dei suoi eccessi; problema più che mai presente in un paese come l’Italia schiacciato troppo spesso tra uno sterile orgoglio sudista ed un’identità padana che sembra più basarsi sui fumetti di Asterix che non su riflessioni serie approfondite della storia italiana passata e recente.

    OggiAggiungi un appuntamento per oggi più che mai è necessario, quindi, eludere definizioni troppo nette e troppo facili per dare spazio al senso critico e, perché no, anche alla fantasia e cogliere le infinite realtà spesso invisibili che compongono questo mondo bizzarro attraverso il magico caleidoscopio della teoria Queer.

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  5. Mi si son raddrizzate le antenne nel leggere”Queer as Folk”
    Ho trascorso tutta l’estate scorsa a non far altro che guardare quella serie(un po’ malata eh,però so queer).
    Interessante come articolo :)
    Cercate qui dei film sull’argomento,è ben fornito questo blog
    http://cinemalgbt.altervista.org/

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