Il Bel Tempo

Quando ho saputo che il vulcano islandese era esploso gettando nubi grigiastre su mezza Europa ho pensato: “È fatta, Giacobbo e i Maya c’avevano preso, l’Islanda è affondata portandosi giù crisi e aurore boreali”. E invece nisba. Le cronache ci raccontano che una mattina il signor Jökull Hårfager, cittadino eccellente dell’isola e affabile mangiatore di aringhe, si è destato, è andato in cucina per la colazione a base di marmellata di mirtilli e succo di pomodoro e lì ha sentito un sonoro sbadabum. Il signor Jökull, a quel punto, si è domandato se l’inquilino piuttosto in carne del piano di sopra fosse caduto dal letto, e come lui molti altri isolani si chiesero, in diversi punti dello Stato, se quel rumore fosse dovuto a uno sparo dei cacciatori, ad un pneumatico scoppiato d’improvviso, ad una tubatura impazzita. Alla stessa ora, nello stesso tiepido mattino, più di un cittadino europeo non poteva né volare né tornare a casa propria o arrivare in orario al brunch slow food alla City. Tragedie quotidiane che hanno portato comunque un qualche contributo: il Ministro Del Turismo islandese si è infatti detto soddisfatto di cotanta pubblicità (sebbene tradotta dalla lingua d’origine fossero perlopiù bestemmie) e che per l’anno prossimo prevede un meteorite sulla capitale per movimentare un po’ la voglia d’avventura dei turisti. Di contro, in Italia, si è prevista una dura campagna anti-Reykjavik per attirare il maggior numero di bagnanti sulle nostre belle spiaggie, adducendo scuse alla Totò per spiegare la carenza di estate nel 2010 e il fallimento dell’Algida dovuto ai 5° C che ancora si segnano a maggio inoltrato, per non parlare di Rimini che produce stalattiti sotto gli ombrelloni.
Su internet si parla già di complotto islandese per congelare il pianeta e soggiogarlo ai mobili Ikea della vicina Svezia, e sebbene io non creda a queste storie catastrofiste mi è parso di leggere un sadico sorriso sulla faccia del signor Jökull.

http://www.flickr.com/photos/haniamir

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