15 maggio, Lavoro – occasione persa per un treno in ritardo

 

Ho comprato il biglietto ad una di quelle macchinette automatiche piene di gente in coda. Sono al binario 7, già pronta per partire, ma del treno ancora nulla. Neppure l’hanno segnalato sul tabellone. Ho fatto bene a venire qui in anticipo, perché metti il caso che, con tutto questo caos io perdevo il treno…Non posso, proprio oggi poi. Ho un colloquio vero, dopo un master e un anno a cazzeggiare in ufficio senza ambizioni. Ma oggi il mio curriculum è stato letto, una segretaria ha preso in mano il telefono e ora mi aspettano. Ci sono dieci candidati, lei è la prima. Ottimo. Mi sono sentita come se fosse arrivato un pacco natalizio nelle mie mani. Deve essere qui per le 10.30. se non si presenta lo considereremo come un rifiuto, mi spiace, è la nostra politica. Un po’ stronzi, ma non mi aspetto di meglio dopo tutto questo tempo gettato tra contratti che scadono come gli yogurt. Precari, precari, precari. Non ci credo neanche più che sono precaria, io mi sento usata. Non posso fare la ragazza neolaureata per tutta la vita. La tesi mi ha fruttato un 105 ormai sei anni fa, mi sento una cretina a dire che cerco un lavoro post-laurea. Perciò oggi è una buona occasione. Millecinquecento euro al mese che diventano duemila nel giro di nove mesi. Contratto solido, città tranquilla, mamma e papà lontani.

“Scusi, il treno non parte tra dieci minuti?” – “Aspettiamo il regionale, da Parma, dovrà aspettare un momento”. Quindi è in ritardo? Oggi no, no!

8.30

8.55

9.15

9.28

Merda.

“Scusi, scusi…ma…” – “Signora ci sono dei ritardi quindi se gentilmente…”. Signora. Ho 30 anni, signora un cazzo.

9.35

9.40

9.57

IL TRENO PER *** E’ STATO SOPPRESSO, CI SCUSIAMO…

Ho perso l’occasione. Ho perso un pezzo di futuro, dopo un anticipo di tre ore. E sono comunque qui, alla macchinetta gialla, a sentire la mia occasione scivolarmi nello stomaco.

 

Annunci

11 pensieri su “15 maggio, Lavoro – occasione persa per un treno in ritardo

  1. Come in attesa che accada qualcosa in più, come quando a scuola studiavi la Cina e ti chiedevano il Giappone, come se le parole avessero un peso diverso.Scusa è una parola forte, e pronunciarla non è mai facile.Ma nella banalità di una stazione, di fronte alla sfumatura di qualcosa di forte, con le scuse ci si può fare un appassionato bidet.

  2. l’assurdità di questo racconto è che riflette la vita vera: quella presente, con dei cazzo di maledetti treni che si pagano e non partono né arrivano mai in orario; e quella futura, con una laurea che vale esattamente come un pezzo di carta igienica nella maggior parte dei casi….coraggio!

  3. insomma è un racconto assurdo :)in sè vuole dire (voglio dire) che l’occasione può esserci, debole e poco certa (come il contratto tanto agognato che poi magari è pure una mezza rottura di balle) ma comunque c’è. tra il nulla assoluto e un qualcosa….ma in sè contiene anche una situazione un pò paradossale e vera: io mi affido a un sistema che funziona male, poco, che non funziona come potrebbe. perchè i mezzi ci sono e i biglietti dei treni non sono come quelli dei tram, che tutti saltano, si pagano, sempre. o la maggior parte delle volte.E’ come un sistemone. Lavorare…Studiare…Viaggiare.E a me pare che si continui su questa sbagliatissima direzione: l’incertezza.

  4. sì, è molto sbagliatissima. e, soprattutto, è ingiusta.ora, il problema è: come migliorarla? perché non deve mai cambiare nulla?forse, l’unica soluzione è quella che dici tu: ovvero, qualcosa c’è, ma è flebile. e non è sicuro.e siamo al punto di partenza. e siamo in un problema che ritorna. circolarmente…

  5. non so dire se ci sia una soluzione. ce ne possono essere molte.a partire dal non fermarsi, non buttarsi giù, non adagiarsi… non cambia i ritardi dei treni, ma cambia tutto il resto: lavoro, studio, vita sentimentale…

  6. sì ecco, questa è la flebile, ma non certo minima, certezza che dicevo. è un po’ come per il nostro futuro lavorativo: magari non ci saranno speranze, ma abbiamo il diritto e soprattutto il DOVERE di provarci impegnandoci al meglio. se poi anche facendo così le speranze non diventeranno realtà, potremo perlomeno sentirci in pace con noi stessi.invece oggi la maggior parte della gente, di noi giovani soprattutto, parte già dicendo: "cosa mi impegno a fare? tanto, non c’è speranza…"

  7. lo so. però se già uno che frequenta un’università la fa tanto per fare, senza impegnarsi e studiare a fondo e quindi accontentandosi di una media bassa, si auto-toglie la speranza di prendere un voto alto alla laurea. che non vorrà dire niente, ok, però esistono ancora delle aziende che guardano il voto della laurea. questo era solo un esempio banale per dire che troppo spesso ci si accontenta della medietà, l’importante è non faticare e divertirsi. ci sta, però poi non lamentiamoci se non andiamo da nessuna parte…

  8. la passione e la voglia di non essere "nessuno" (ma non alla maniera di Ulisse…) dovrebbero ancora dare speranza in una generazione di ventenni e poco più. io ce l’ho altrimenti lettere neanche la guardavo

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...