Il posto della vita

 

Ho trascorso molto tempo seduto. Quando ero bambino, sulle ginocchia di mia madre; al pianoforte e tra le poltrone comode del cinema, da adolescente; al bancone di un bar sguercio anni dopo, quando L. mi aveva già mollato col suo pupo in braccio e una tetta in bella vista. E poi oggi, su questa sedia a rotelle.

Seduto. Come se vivere si potesse farlo col culo ben piazzato su un cuscino e un sigaro in bocca. Puah. Odio i sigari. Odio anche stare seduto ma sono obbligato mentre di fumare non ho bisogno, posso permettermi di scegliere.

Sono più un tipo da bevuta, capito no? E difatti quando stramazzavo al suolo ubriaco fin dentro le budella non mi pareva male stare al mondo. Ora non cambia granché neanche scolandosi uno scotch. Si vede che c’è un tempo anche per i sogni da ubriachi, altrimenti non si spiega come ho fatto a sopravvivere col sorriso sulle labbra.

Invece che farmi un paio di donne, o magari di più, me ne sono stato ben ancorato a poltrone, ginocchia, sgabelli che puzzavano di vodka e almeno ho riso, ah sì, ho riso fino a non sentirmi più le mascelle, con le mani strette sullo stomaco e la gola secca.

Ero buffo. Ero invisibile. Ero io. Un tizio che non ricordavi mai in piedi o fermo sulle sue gambe, no. Lo immaginavi alla scrivania con qualche impegno in mano, in auto mentre raggiungeva casa, a cena dai suoi genitori che sorseggiava vino senza sentirne il sapore, rigorosamente seduto. Uno come mille sconosciuti, che neanche gli avresti offerto da bere paraculo com’era e aggrappato alle seggiole.

Ma la verità è che a star seduti fai meno fatica, lasci che altri se la sbrighino. A star seduti puoi appoggiarti al bracciolo e sei comodo, tu e il bracciolo e la tv accesa.

La verità è che per stare in piedi devi avere un certo peso nei pantaloni e qualche grammo di cervello mentre io, metà uomo metà fango, speravo sempre di non essere notato. Se stai seduto non devi correre, non arrivi mai tardi, non sei mai in anticipo, sei fermo. Se stai seduto non crei confusione, nessuno ti fotte, puoi guardare pigramente gli altri e giudicarli.

La verità.

La verità è che non ho mai avuto voglia di rischiare e lasciare il mio posto sul tram della vita. Non me la sentivo di pagare il conto e camminare.

L’ideale sarebbe un mondo con scale mobili sotto i piedi, perché la fatica di percorrere una strada è immensa e di scendere all’inferno per sentire un po’ d’ebrezza non se ne parla.
 

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8 pensieri su “Il posto della vita

  1. **matteo, è lo scrittore di follia giusto? mi è venuto in mente prima di vedere wikipedia.**josefk, grazie. ma forse è meglio alzarsi…

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