Senza tanti giri di parole

 
“Bla bla bla bla cha cha cha” (Petty Booka)
 

Poiché parlare è uno dei mezzi più potenti che possediamo e colloquiare è un modo efficace e quantomeno istintivo di comunicare, mi soffermo ad analizzare alcune parole che, volenti o nolenti, sentiamo addosso cinque giorni su sette.

Tipo, chessò,  Inno Nazionale: Fratelli d’Italia, dell’elmo di Scipio, eccetera. In questi giorni la cantano in versione femminile / pseudo Anna Tatangelo per una nota pubblicità di collant et similia.

Non è un’idea malvagia canticchiare Mameli mentre si passeggia o si spritzeggia o si guarda la tivvù. Che male c’è, dico, a imparare l’hit anno 1847 (passatella ma sempre frizzante) in modo non consueto? I calciatori hanno dovuto sforzarsi non poco a superare la crisi quando li hanno chiesto di apprendere almeno le parole per il tempo necessario del karaoke in campo, figuratevi gente comune che non ha occasione di sentire il motivetto allegramente patriottico in giro. La Televisione insegna ancora, anni dopo “Non è mai troppo tardi”.

Non ci vedo qualcosa di polemico, anche se il facile mormorio politico è già cominciato (sperando non abbia seguito). La Nazione si sente offesa e oltraggiata? Si dovrà mettere il muto durante la già citata rèclame come per Rocco Siffredi, cosicché la sensibilità pubblica è preservata, o rinnovare l’inno italiano, provvedendo a renderlo orecchiabile e molleggiato?

Un lavoro per X Factor, eventualmente.

 

Il sottosegretario al Lavoro: "Credo sia meglio lasciare l’inno nazionale agli ambiti istituzionali e non usarlo per fini pubblicitari". La Russa: "Pubblicità infame, umilia e offende"

 

Signori miei, calma, calma, è lo show-biz. Se avessero detto, ad esempio, Calzettai d’Italia o magari Compratori Famelici d’Italia, ok. Ma in realtà l’intimo messaggio dell’inno modificato è: Donne, Mameli era un maschilista becero. Perché fratelli? E le sorelle? E le nuore? E le cognate? Eh, sono mica anche loro cittadine? Donne, è arrivato il calzolaio e ha portato la parità dei sessi.

Si offenderà mica l’Inno, soave e imponente, per una sorellina illegittima?

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10 pensieri su “Senza tanti giri di parole

  1. seppur provvisto di testosterone e di un simpatico Walter(se non sapete cos’è il Walter guardatevi la Littizzetto su YOUTUBE), che simpaticamente mi fa compagnia nelle mutande, concordo in pieno con lei!

  2. ohibò scherzavo.non ho idee sul femminismo troppo certe e non ritengo la calzedonia femminista ma solo un’intelligente pubblicitaria sprint.ad ogni modo il suo walter (che io so cos’è, e anche la jolanda. quindi sogghigno al pensiero della luciana) è ben accetto. non è un blog che dice "maschi solo per riprodursi" o l’utero è mio.

  3. no, in realtà ho molto apprezzato la sottile ironia e la sdrammatizzazione di una polemicuccia da quaquaraquà (quali sono molti personagggi politici!), e chiarisco subito che ho apprezzato molto la parte finale dell’intervento in cui si incita l’internzionale delle jolandate a prendere coscienza di se a scapito di Mameli. ah un’ ultima cosa: adoravo la publicità delle patatine con rocco, la trovavo parecchio simpatica, non so com’è questa delle calze ma essendo citata da te è di sicuro intelligente e sprint.

  4. La campagna è di Satchi&Satchi, e così commentavano i miei ex colleghi pubblicitari appena veniva fuori:-Avete sentito quella nuova di Calzedonia?-Cazzo, ma con tutti quei gorgheggi…-Haha, fa pena.Aldilà della qualità del cantato, vorrei far notare un inquietante dettaglio. Le immagini corrispondono al testo. "L’Italia s’è desta" è cantata su una ragazza che si sveglia, "l’elmo di Scipio" diventa il casco di un’altra ragazza, la Vittoria che porge la chioma diventa una bambina che si fa pettinare. Schiava di Roma iddio la creò è la neonata romana del finale.C’è da dire che:"Fratelli", come "uomini", include maschi e femmine, cosa non vera per "sorelle".L’abbinamento delle immagini al testo fa accapponare la pelle.Calzedonia adotta volontariamente uno stile criticabile, che faccia parlare di se, come strategia pubblicitaria in pieno stile Satchi&Satchi. Ricordate "speriamo che sia una femmina"?Calzedonia si è posizionata in modo paurosamente femminista, e per recuperare il target maschile ci straccia le balle ogni minuto con la lunghissima pubblicità di quel tizio che abbini i calzini alla cravatta.Secondo me il femminismo è da maschilisti.

  5. **damiano andrea, sono d’accordo. io non avrei mai tolto la parola a rocco. maddai. si parla di puttane, ripeto, puttane in tv e senza migliorare il termine. si parla di trans senza spiegare che non sono solo cocaina e sesso promiscuo (invece passa l’idea del viados da strada….) e poi tolgono rocco che dice "ne so di patate". maddai. finto buonismo da 4 soldi.**claudio, si vede che hai studiato.10 e mezzo.sta addosso anche me il pirla che deve spogliarsi in un loft per scegliere dei calzini. w il carosello.

  6. sinceramente non avevo idea dei nascenti rumors..insomma, una pubblicità è una pubblicità. 30 secondi e passa la paura no?fatto sta che l’inno è stato trasformato anche in popopo etc etcmeglio che siano coinvolte le sorelle oltre ai fratelli…suona anche simpatico

  7. **gabb, sono d’accordo in realtà. per me è un pò la solita pantomima. ci ho scherzato su, ma in fondo non me ne frega granchè. è una pubblicità, ci sono dei limiti, certo, ma l’inno di mameli sacralizzato è la novità dell’anno. Bossi ulula che è uno schifo e và cambiato e i politici si indignano se calzedonia lo fa cantare. Assurdo.Quando Bossi starà zitto, è la domanda?

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