Dinero nero

 
Sono arrivato qui sei anni fa. Avevo un documento stropicciato, un paio di scarpe, due camicie non stirate e un inservibile giaccone mezzo rotto. Poteva andarmi peggio e invece, alla fine, qualcosa ho combinato di buono.
All’inizio pensavo di fare il muratore, in fondo, mi dicevo, costruire case non è malaccio. Faticoso ma onesto. Però nessuno mi ha mai dato una possibilità, e poi qualche stronzo mi voleva pagare in nero, come se poi il mio lavoro fosse tanto segreto. Lo sapevano tutti, in quel posto lì, che gli immigrati non erano regolari. Fa niente, ho cambiato idea anche sul fare il muratore. Ho cambiato idea su mucchi di cose, finendo a vendere tovagliette fazzoletti coperte e lenzuola casa per casa.
Passo per i paesi a suonare le porte e a chiedere se le signore vogliono una federa, un qualche tessuto, un pacchetto di stracci. Quasi sempre è no, raramente è "dai va bene dammi qua" e spesso neppure mi aprono la porta. Non so se perchè sono straniero o perchè dò rogne, però intanto non mi aprono e io giro con un bel peso di vettovaglie sotto il sole. Fa caldo eh, fa caldo davvero in questo periodo. Per fortuna ho scelto di vagare per un paese di montagna per qualche giorno, almeno non stramazzo al suolo, che poi se anche stramazzassi in pochi si renderebbero conto che sono morto.
Le scarpe con cui sono arrivato non le ho più, e di quelle camicie me n’è rimasta una che ormai è logora.
La lavo in una fontana appena si fa più scuro.
 
Qui in montagna si sta bene d’estate, è fresco insomma e quando uno fa quello che faccio io è più comodo. Che tanto a fine giornata raccimolo sì e no dieci euro, ma se mi va di lusso. E’ anche colpa mia, però. Non so farlo questo lavoro, fisso i campanelli e penso a quanto fastidio dò alle persone e lascio stare. Là in fondo c’è una bottega, vende le mie stesse cose, che ne so, magari vuole barattare un pò.
 Non funziona tanto in questo Paese, si è sempre con l’acqua alla gola, la paura che uno ti ammazzi. Mi viene da dire vaffanculo. Le parolacce, eh, quelle s’imparano subito quando non conosci la lingua.
Niente, quel tizio della bottega mi ha detto che lui le vende le cose, non le compra. Poteva risparmiarsi il ghigno divertito, ho solo fame, tutto qui. Ho sperato.
Esco. C’è un "FRUTTA E VERDURA" con la sua buona merce fuori. Ho fame, ora di più. Perchè a vedere l’oggetto del desiderio sei più fottuto, i tuoi sensi vanno a puttane e tu non sai più trattenerti.
Non c’è nessuno. Me la rubo una mela. Me la rubo.
Non ho mai rubato, magari la gente pensa di sì ma non ho mai rubato. L’onestà ancora la conosco, povero o no. Non ho mai rubato, giuro su Dio.
Però…
 
"Serve qualcosa?"
"Ah…N..No no".
 
Vado via. Anche quello pensava volessi rubare. Invece ho solo guardato le pesche, le prugne, le mele e ho pensato a che sapore hanno.
Riprendo la strada, un pò in salita. Come tutte le cose.
 
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7 pensieri su “Dinero nero

  1. mi hai chiesto un parere, mon amour, quindi eccolo qui.è un pezzo molto bello, e mi piace veramente tanto. non riesco a ricordare bene chi di preciso ti abbia ispirata, se quell’auto sgangherata e bianca targata Reggio Calabria in Gaver o cos’altro.però è un pezzo veramente molto bello. e crudo, com’è cruda la realtà di certa gente da qualcuno nemmeno considerata come gente…

  2. no, menttre tu compravi i panini io ho visto una persona e mi ha dato questo spunto.potevo fare di meglio ma non avendo una penna sulla seicento ho perso l’attimo :)devo fornirmi di moleskine come te…cmq grazie.

  3. ma sarai siocchina… ti ho detto che potevi usare la mia penna e la mia moleskine no? così ti prendevi un appunto…buuuu a cler orgogliosa:-)

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