Comprensioni

 
Certo che avrei bisogno di evadere, che domande. Chi non ha bisogno di evadere, nel senso più intrinseco di questo verbo? Non tanto fuggire, a mò di carcerato, anche perchè non parlo di prigioni nè dell’anima nè fisiche quanto, semmai, una scappatella rapida rapida verso il proprio momento di serenità. Perchè ciascuno di noi è diverso, è a se stante, ciascuno di noi, in sintesi, è. Per quanto si sia simili ai propri genitori, stessi capelli occhi barbe dei parenti, si sia plasmati in parte dal di fuori che include amici incontri lavoro studi, ognuno è una cosa a sè. Una persona composta di tic, di voglie, di ambizioni. Quello che per mia madre è tranquillità per me è caos nevrotico. Ciò che la mia migliore amica ritiene normale a volte può essere assurdo dal mio punto di vista. Fin qui, acqua calda. Ma non viene anche a voi la netta sensazione che qui ci si conformi tutti anche nei modi di essere? Che ci siano tipi di ambiente familiare che soffocano anzichè elargire libertà? Se io per dormire necessito di porta chiusa e silenzio o se anzichè medicina preferisco la letteratura perchè vengo trattata come una cretina? C’è qualche laurea ad honorem che permette a certuni di etichettarmi come un’idiota perchè dormo solo se c’è quiete e leggo anzichè vivisezionare il nonno? Dubito.
E dunque perchè non vi fate un pò di cazzi vostri?
Ciò che per me è pace pacatezza senso del vivere per voi è cazzate pigrizia noia. Allora è deciso, non dobbiamo frequentarci perchè siamo troppo dissimili l’uno dall’altro. Forse in un’altra vita eravamo cane e gatto, o formica e cicala. Insomma, qualcuno di noi due rompeva le palle e io non ero di sicuro.
 
Non chiedo tanto. O forse chiedo troppo. Vorrei essere capita, sentire che quello che io sono (e di conseguenza come io agisco) non è una cazzata perchè lo pensi tu, o, peggio, perchè è diverso da te. Perchè, in fondo, anch’io credo che come ragioni sia da imbecilli, ma ho l’accortezza di starmene in disparte, vederti vivere e col senno di poi cancellarti dalla rubrica del telefono.
Nel caso specifico della mia famiglia non inviare cartoline natalizie.
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17 pensieri su “Comprensioni

  1. Mi hai ispirato un "ode al blog", che nelle evasioni di noi tutti gioca un ruolo fondamentale. devo andare a scriverla.

  2. approvo in pieno il tuo discorso. è un peccato che ad essere giudicato "normale" sia uno stile di vita essenzialmente medio e squallido, per non dire proprio basso e mediocre. ma sono fortunato, se questa è la normalità, di non essere considerato "normale". e credo lo sia anche tu…

  3. **claudio, ben venga l’ispirazione. un pò i blog a qualcosa servono. ma forse è più la scrittura in sè ad essere evasione, non tanto il blog.**tubero, non mi sento a disagio nè diversa. il punto è propio qui. io sono quasi noiosa tanto sono comune. quindi mi chiedo: se anche i comuni, i "normali" non hanno posto allora che ci tocca fare? altri biglietti aerei, forse altri libri, ma anche via. via di qui. *

  4. via. oppure resistenza rimanendo. per far vedere non tanto che non abbiamo paura, ma che sappiamo ritagliarci i nostri spazi, e vivere anche meglio degli altri…

  5. la risposta è una..fottersene,perchè sai che esiste un’altra realtà dove nessno giudica quello che sei,quello che pensi,il modo con il quale gestisci la tua vita.E te lo dice una che di normale,sente di aver ben poco…e sai di cosa parlo,però ho imparato davvero a fottermene e vivo la mia vita come mi pare.La soluzione è questa,capire perchè la gente non fa colazione con caffè e un pacco di cazzi propri invece è un po’ più dura,ma non temere,sono sicura che tra 20 anni forse riusciremo a vivere senza sentirci giudicate da nessuno

  6. ma quando è la tua famiglia, con cui vivi ogni giorno, con cui devi fare i conti che ti piacci o no?se fosse "la gente" non conterebbe nulla, anzi, per me già non conta da tempo.ma se è la famiglia?

  7. Cla,vale la stessa regola,vivi la tua vita seguendo solo le regole del tuo IO….e credimi,non è facile e non sarà la cosa più figa da fare nella vita,però fottesega di quello che pensa pure la famiglia,se tu senti che è la cosa giusta …it’ s everything up to you sei tu che devi decidere quanto sei disposta a "lottare"per "sopportare" a testa alta le conseguenze delle tue scelte o seguire la tua natura….

  8. non dico che il tuo sia scorretto come ragionamento, anzi. però non torna molto, secondo me. ci sono momenti, anni, gesti, elementi che costituiscono e costruiscono una famiglia e che ti piaccia o no tu ci abiti dentro, ti ha creato e nutrito. il conflitto può arrivare dalle minime cose alle situazioni più serie. fregarsene, sì, facciamolo. ma c’è un puno in cui non è vero che te ne fotti.e non puoi neppure.secondo me.

  9. beh no,non puoi fottertene per tutto,però per certi versi,se fai una scelta e la famiglia ti ostacola,ti giudica,non crede in te,tu cosa fai,dai peso alle parole o continui a testa alta?Io la vivo così,se sbaglio,vorrà dire che avrò imparato qualcosa,però principalmente ho la testa dura e voglio scegliere cosa diventare….Poi io sono un caso particolare,sia come famiglia,sia come persona percui non faccio testo

  10. Non è una questione di debolezza,è una questione di avvenimenti,di modo di affrontare la vita…non è essere deboli o essere forti,è essere stanchi e voler cambiare le cose,è voler qualcosa così forte da sacrificare tutto il resto.Esperienze di vita,tutto qui.E tu sei una donna con le palle,non sei debole

  11. dovrò esserlo se non voglio che mi tarpino le ali.ma non mi sento affatto libera. nè felice in casa mia.amara verità.

  12. Uh io invece me ne sto a 1400 km da casa mia da un mese e mezzo perchè non sapevo cosa fareAbbiam qualcosa in common

  13. azz….come ti capisco…e io…purtroppo credo sia questione di volere o non volere le cose….io ho voluto certe cose che i miei per me non volevano…e ho fatto come dicevano loro…e cazzo….me ne pento…ma forse in quel momento non le volevo davvero. senò so che avrei lottato anche se andare contro di loro mi avrebbe fatto male… magari lotterò per qualcosa che VOGLIO DAVVERO. E che si fottano. O la verità è che sono solo una pappa molla….

  14. alla fine io un pò faccio come voglio. ho scelto la mia università, ho scelto il liceo, ho scelto che vestiti mettere e quali scarpe, come abbinare i colori, ho scelto il moroso e gli impegni da portare avanti. ho scelto amici e tutto il resto. ma voglio di più. voglio essere io, non una costruzione oppressa delle loro idee

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