Macchè Goduria

 
Mio Caro,
mi chiedo, da un pò, per quale motivo tutti – dall’amico allo sconosciuto – possono goderti, e io no. La mia presenza fumosa si limita ad essere sempre troppo poca, sempre di sfuggita, col treno in partenza che fa scadere il tempo come un parchimetro. Apparentemente sembra qualcosa di male organizzato, di orari improbabili, impegni e una libertà che, realmente, non esiste. Eppure io sono a casa. O a prendere appunti gesticolando nei pensieri che mi attraversano.
Ti vivono più di me. Non dico con la stessa intensità, certo, ma concretamente io non ci sono mai. Io scappo via con un biglietto in mano e il portafoglio più leggero. Una scatolina di ricordi perfetti, ma che non basteranno altre settimane. Diveranno, quasi, cose. Pillole per la memoria.
Ti assaporano ogni giorno. Ti vedono attraversare le strisce pedonali, portare fuori il cane, parcheggiare in divieto di sosta mentre io sono per la maggior parte delle ore uno schermo, un telefono, una porta, una lettera, una foto, una proiezione di me stessa.
Quanto vorrei essere semplicemente presente. Come amica, amante, altro…
 
E non dire più: vorrei ma…
 
Ciao.
C.
 
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