solo farfalle d’attesa e noia orizzontale version II

 

Seconda versione del racconto pubblicato qualche giorno fa.

 

Sveglia del mattino che squilla ostinata nel mio sonno. Il ticchettio delle due sveglie in camera da letto, una sul suo comodino, l’altra sul mio. Ma solo la sua trilla imperturbabile, è un uomo preciso che adora le lancette puntate dritte su mezzogiorno. Non apro gli occhi, fingo di essere ancora addormentata mentre Lui si muove mollemente verso il bagno. Poi si farà un caffè (ne percepisco già l’aroma), lascerà cadere distratto le chiavi dell’auto e si scuserà per il rumore tintinnante con la sua ombra prima di uscire definitivamente di casa.

Adieu.

A quel punto, scosto le lenzuola soffocanti. Apro una delle imposte. Giornata di sole, abbagliante, fastidiosa e del tutto inappropriata. Mi irrita dolorosamente la luce, quel suo splendere attraverso le finestre e i figli del vicino che trovano occasione per gorgheggiare in giardino.

Scendo piano le scale, l’orlo della vestaglia che strascica sul pavimento lucido.

 

Odio il caffè anche se non lo sa, me ne lascia sempre una tazzina con amorevole inutilità che io dono al ficus in salotto, sopravvissuto a ben tre piante grasse e un vaso di gerani. Credo che faccia più bene a lui che a me. Prendo le mie pillole a colazione.

Passo lo sguardo sui mobili. Il divano grigio su cui nessuno si è mai seduto per sbriciolare una banale pizza davanti a un film. Abbiamo avuto due divani, questo è il terzo. “Perché mi piace cambiare” aveva detto Lui. Oppure perché sfoggiare un assegno davanti a un commesso è piuttosto inebriante, secondo il suo punto di vista. Il telefono non squilla da un paio di mesi, in realtà anni ma qualche tempo fa chiamò una vivace ragazza pronta a vendermi profumi e creme e decisi di intrattenerla in una conversazione su quanto la pelle di una donna sia più bella d’estate pur di poter parlare con qualcuno. Meglio che sentire quel monotono battito cardiaco: tutu – tutu – tutu.

Tra cinque secondi, quattro secondi, tre due uno: ho trentacinque anni da un secondo e mezzo, senza figli, sposata per noia. Nel senso che non avendo mai ricevuto particolari attenzioni dagli uomini, ed essendo Lui piuttosto simpatico, benestante e chiaccherone gli dissi sì. Andò su per giù in questo modo: stavamo cenando, avevo perso il conto dei miei sbadigli, mi prese la mano e io dissi sì. Senza spasmi adrenalinici nè urla. Men che meno lacrime. Forse lo baciai, sì, ma ora non ricordo con esatta precisione perché appena me lo chiese il cameriere ci portò il menù e la mia attenzione ne fu del tutto rapita.

 

Mi annoio. E, sia chiaro, non è che io mi reputi brillante perchè ne ho la consapevolezza.

Cerco solo di non dimenticarmi troppo spesso che questo scivolarmi addosso di ore e settimane non è per altro che noia. Non sto invecchiando. Solo finissima e pura noia, col suo sapore unticcio che ammorba la mia pelle e macchia le pareti e il volto di mio marito. Ho deciso che non si combatte contro qualcosa che non esiste, tipo la pace l’eternità l’amore la bellezza l’arte. Dunque lascerò semplicemente la tazzina sporca sul lavello, la vestaglia scomposta su una sedia e mi accomoderò languidamente sul letto annaspando, cercando a tentoni aria fresca. Senza stanchezza.

  (titolo tratto da “Dialogo con l’amore” di un poeta in erba, Lorenzo)

 
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4 pensieri su “solo farfalle d’attesa e noia orizzontale version II

  1. grazie anna per questa citazione… sì, direi di sì. clara, a me piace moltissimo questa seconda versione!!!

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