Luce d’albero

 

Sento lo scivolare dei tasti e delle note di Comptine d’un autre ete.

Albero di Natale. Luce gialla, poi rossa, blu, verde, poi di nuovo tutte insieme.

Una pausa, ricominciano. Gialla rossa blu verde.

Mi mettevo sdraiata, pancia in su, sotto l’albero verde plastificato e ammiravo prima un getto di luce, poi quello a seguire. Un mondo diverso che riempiva i miei occhi. Lì sotto vedevo qualcosa che non c’era, un intreccio di fili dorati e neri, qualche pallina glitterata rimasta nascosta (forse a causa di qualche piccolo difetto sulla superficie a specchio) e un nuovo tipo di luce. Più appariscente, ma al contempo silenziosa, riflessiva.

Il freddo del pavimento in cotto, il caldo dell’aria di casa. Lo faccio ancora. Vado là sotto.

 

Non ha più così tanto fascino. Spio allora tra le fessure degli aghi (finti) d’abete. Ecco. Ho ritrovato il mio Natale, quello che zitto zitto si acquattava, all’ombra, e giocava con le luci gialle rosse blu verdi.

 

 

Ho come voglia di dire ti amo, ma senza usare le parole.

 

 
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