Cara V…

 
… ha smesso di nevicare da un minuto, secondo più secondo meno, io, invece, non ho smesso di bere il caffè. Era caldo, quasi bollente, marrone scuro. Adesso ha un leggero sbuffo di vapore, segno che sta per abbandonare tutto il suo sapore, ma non lo bevo. C’eri quando, il ventitredodiciduemilatre, ha cominciato a piovere, tutto era bianco, sulle scale? L’unica luce, visto che ormai era notte, penso fosse quella di un lampione, o una finestra socchiusa. Un suono di cornamusa che danzava tra i passanti. Forse non c’era alcuna musica, mah, trasformo i ricordi in attimi concreti e chissà se era neve, quella che cadeva lenta lenta piano piano, chissà se eravamo noi, se era il duemilatre.
Tocco la tazzina, fredda. Anche il pavimento è freddo, il vetro della mia finestra, la maniglia di ottone. E’ inverno, lo so, e ho sentito dire che quando arriva, l’inverno, tu fuggi via, corri in altre stagioni, diverse città, vai. Non so se crederci perchè questa lettera arriverà a un indirizzo preciso e…ascoltavo Tim Buckley, prima. Prima del caffè e della neve che non cade più e di queste parole, e credo che tu sappia dove sei, a differenza di noi altri.
Io so che sono in questa stanza, che ho un libro, il tuo Benni, screpolato e stropicciato a Bologna (o era Genova? Ricordo solo una stazione blu…), un caffè sepolto dalla mancanza di calore.
Ieri volevo vederti. Ero lì. dove stavamo sempre ad aspettare – che cazzo aspettavamo – ma non c’eri, non era proprio la stessa cosa che una ferma ad aspettare in piedi è una cretina, con te era poetico. O così voglio pensare. Che poi non è passato neppure il tram, il numero otto, quello che dicevi sempre "so dove va so dove va" e poi ci siamo perse troppe volte per imparare dove andava. Magari l’hanno soppresso, capita, devo ricordarmi di andare a chiedere perchè se passa ancora ci saliamo su, un giorno, un giorno che torni dico, e arriviamo al capolinea, fosse anche fuori dal mondo.
Vado a farmi un caffè, una capsula azzurra con la scritta "Dec" che so che storcerai il naso, ma io aspetto ancora il tuo espresso.
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5 pensieri su “Cara V…

  1. Non ci capisco una sega. Sul serio. Non era noioso o altro, forse si, comunque leggibile se si considera che non ci ho capisto una sega e sono arrivato ad "espresso". Puoi metterci una pezza o mi tengo questa sensazione?
    "la maniglia di Ottone"  fa pensare alla panza di un tipico tedesco ubriacone all’oktoberfest (col cappello verde e la piuma). non c’entra lo so ma non smetto di pensare a quell’Ottone. immaginalo pure tu. eheheh. che tipo…

  2. no no tranquillo.
    non c’è problema se non hai capito.
    e poi sei arrivato ad espresso, vuol dire che comunque l’hai finito.
     
    ps. non è la prima che scrivo…forse devi solo farci l’abitudine.tocca tenerti questa sensazione.

  3. in tutta sincerità, troverei deprimente e anche inutile dire se un qualche scritto è bello o brutto solo se sapessi di preciso cosa c’è scritto, di chi parla, a chi vuole riferirsi, dove è ambientato…anche perché, se così fosse praticamente non potremmo giudicare nessun libro se non un libro scritto da un amico, che parli di me, oppure una cartolina che lo stesso amico mi scrive, così so dove è stato…io trovo questo pezzo molto suggestivo. e non importa se non si capisce tutta la "storia": a volte, vedi la poesia, conta soprattutto lo stile…

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