Riflessione senza titolo. Penso gettando via i libri, giù dalla libreria

 
Tutto comincia da un buon titolo. La penna in mano, assoluta tranquillità della camera a luce fioca, una leggera frenesia dell’essere per i desideri, opprimenti, di fare, innanzitutto, e trascrivere ogni singolo dettaglio, poi. Ma l’assenza di un titolo diventa un problema non indifferente.
Come si può dirigere il proprio flusso di idee senza un determinato nome? Non siamo tutti noi chiamati in qualche modo fin dalla nascita? Le persone, i parenti, lo Stato non riconosce forse nel ClaraRamazzotti chi siamo, dove andiamo, quanto viviamo? E dunque anche per scrivere il TITOLO, nel suo diventare nome&cognome di quelle letterine accostate, assume un ruolo.
Appena appoggio la penna sulla carta, sottile, quest’ultima, a righe, mi aspetto che tutto fili liscio, l’inchiostro si getterà sul bianco del foglio tracciando linee leggibili. E invece no. Resto leggermente pensierosa, zitta, fisso per un attimo la lampada sulla scrivania e sospiro. Poi mi passo una mano tra i capelli, svogliata, dicendomi che "magari domani sarò in grado" ma quel domani è come i famosi lunedì della dieta…Da lunedì farò. Poi non si fa mai. Così anche stasera, e ieri, e insomma da un pò di sere a questa parte mi siedo, seggiola scricchiol-traballante su cui butto tutta me stessa e ammiro ebetamente il fascio di fogli di fronte a me. Potrei elaborare qualcosa, produrre, addirittura, due o tre articoli, portarmi avanti col lavoro diciamo. In pratica, però, vivo nel tempo condizionale. Tutto un se di cui poi me ne frego bellamente.
Mi trovo, la sera, a chiedermi, appoggiata a vecchie copie dell’Espresso, perchè non leggo più, da un pò di tempo. Ogni pedina è al suo posto sulla scacchiera ma…Ho abbandonato i miei amici di cartaruvidogialla, i compagni dell’universaleconomicafeltrinelli. Come fosse uno sforzo immane riprenderli, chiamarli a gran voce "proustkafkabennitondelli, ehilà!". E qualche volta scrivo.
Può esistere una pausa dalla carta?
 
E un titolo, alla fine, non c’è. E neppure un’argomentazione.
 

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2 pensieri su “Riflessione senza titolo. Penso gettando via i libri, giù dalla libreria

  1. La risposta è: boh! Può darsi.Ti dico solo che io ho smesso di leggere anche i fumetti, non guardo le foto del National Geographics e non ho nemmeno lo spunto per scrivere la frase di stato su FaceBook. E’ grigia. Secondo me la teoria del Big Bang vale anche per gli uomini, c’è il periodo in cui implodiamo (leggiamo, osserviamo, interiorizziamo) e il periodo in cui esplodiamo (scriviamo, fotografiamo): tra i due c’è un momento di stasi in cui tratteniamo il fiato, solo che questo periodo dura da più di un mese…

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