Mitologia Canaglia

 

Ci sono molte favolette del nostro tempo che creano notizie infondate volte solo a spaventare e narcotizzare la gente. Miti come l’idea che il neoliberismo sia il miglior modello economico mai avuto o che il terrorismo sia una minaccia grande quanto l’Apocalisse. In realtà, sono inganni, fiction politiche e allarmismi strumentati dai mass media in un gioco che sta perdendo il controllo. Una strategia usata dai Governi per nascondere l’inadeguatezza dello Stato, una politica dell’illusione, una sorta di Matrix in cui non ci resta che ingoiare una pillola e ascoltare la cattiva novella.Alcune di queste vi risulteranno tremendamente familiari.

 Prima di tutto l’esportazione della democrazia come nuova missione dei Paesi Occidentali, una diffusione di libere idee e altre nobili virtù che non sono mai state davvero debellate in Europa, figuriamoci in Afghanistan. In secondo luogo, la convinzione che oggi si stia meglio. Dopo il 1989 si è andata impoverendo la classe media e la crescita economica, si calcola, è entrata nelle tasche dell’1% della popolazione, quella che ha un reddito maggiore. Invece il reddito medio, nell’anno 2008, in Europa, è più basso che negli anni Settanta. Praticamente possiamo comprare meno cose oggi rispetto a trent’anni fa. Risulta quasi ridicolo a pensarci.

Se volessimo trovare un colpevole a questo calo economico dovremmo renderci prima conto che questo accade quando lo Stato diventa Mercato, un’istituzione che crea le condizioni ideali per produrre guadagno a individui e a corporation (e il popolo?). Questo motus operandi provoca un cambiamento di ruolo che porta lo Stato ad usare una politica illusoria volta a spaventare il cittadino che cercherà protezione e quindi andrà a votare. Un demoralizzante circolo vizioso che però non ha fine con l’aspetto economico (ah, ce ne sarebbero da dire…) ma prosegue in campo socio-politico con enormi bugie a cui non dobbiamo vergognarci di credere, semmai imbarazziamoci se pensiamo ancora che sia tutto vero.

Tra le menzogne peggiori vanno segnalate la minaccia del terrorismo e quella nucleare, nate dopo l’11 settembre 2001. La paura verso questi due “catastrofici” eventi è infondata, ma reale. Per spiegare il panico che generano i terroristi islamici c’è un esempio lampante: l’attacco alla metro di Londra (7 luglio 2005) in cui morirono circa cinquanta persone. Dopo quattro attacchi terroristi da parte dell’IRA nei pub inglesi nel 1976 ne morirono circa quattrocento. Eppure la gente ha più paura oggi di allora. Perché? Forse è colpa del grande reality show a cui assistiamo ogni giorno? Noi europei un po’ meno, forse, ma gli americani credono davvero che il nemico, un giorno, gli piombi in casa di punto in bianco e l’unica certezza che hanno raggiunto dalla Guerra Fredda, è che avere un’arma in casa “ti salva il culo da Bin Laden”. Sarà pure così ma in ogni catapecchia, villa, capanna o condominio iracheno c’era una pistola. A qualcuno risulta che la guerra sia finita?

La seconda menzogna è più complessa. Fin dal tira e molla tra l’URSS e gli USA, il possedere o meno un ordigno nucleare significava essere o meno una potenza mondiale. Nel momento in cui la bomba ce l’hanno tutti, questa cessa di essere uno strumento bellico per diventare un mezzo diplomatico. Non prude più così tanto farne uso bensì non usarlo. Paradossalmente la vera protezione di una nazione diventa non attivare mai la bomba contro altri ma giocarci parecchio. Ecco perché l’Iran/ Ahmadinejad si muove in quella direzione, vuole la bomba nucleare per poter negoziare. Accendiamo la TV e sentiamo che vogliono tutti uccidere e massacrare e provocare stragi di sangue ma quanto c’è di vero? Quanta paura è fondata? Ridimensionare l’angoscia, ecco una buona sfida del nostro tempo.

 Articolo ispirato ad una conversazione con Loretta Napoleoni, autrice di “Economia Canaglia”,Il Saggiatore, 2008

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4 pensieri su “Mitologia Canaglia

  1. Ridimensionare la paura è un’utopia in un mondo dove ognuno si fa i ca**i suoi. Nessuna massa avrà mai la forza di reagire. Un singolo può anche dire "’fan***o a tutti, io non ho paura di voi.". Ma se dovesse dirlo un’intera comunità, stai ben certa che dopo poche ore verrebbe minacciata e zittita. Sarebbe bellissimo poter dire di non avere più paura di niente, ma si finirebbe col farci indurre la paura. Paura di quel nemico che fa il terrorista, che è lo stesso che ruba, che è lo stesso che violenta, che è lo stesso che ci mette lo sgambetto quando passiamo.
     
    Sono più che sicuro che tra una ventina d’anni anche in ogni condominio, catapecchia, casa abusiva italiana ci sarà un’arma da fuoco.

  2. E’ una sorta di controllo propagandistico. Guardatemi quanto sia potenti (bombe nucleari), quanto sono cattivi (i terroristi), quanto siamo ricchi (chi? non noi)….La spettacolarizzazione sociale è cominciata proprio negli anni 70.

  3. Vorrei tanto dire nichilismo. Ma mi hanno cresciuto empatico. Però se c’è qualcuno che se la sente potrebbe anche provare.

  4. utopia, no, sfida sì. Una sfida sociale. Piantarla di stare fissi al televisore e bofonchiare "questi talebani" senza capire una cicca di niente. Ragionare, cominciare a mettere il naso fuori casa. Io non parlo di rivoluzione, neanche la Napoleoni, ma di aprire gli occhi, sapere la verità invece che dare per scontato che "se l’ha detto quello in tivvù è vero". Falso. Se l’hanno detto in tv va purtroppo controllato 20 volte su altre fonti…E non solo in tv, s’intende.
    Per me non c’è nichilismo, quanto piuttosto rivendicazione di sapere vero, reale, concreto. Un sapere giornalistico che non ha niente a che vedere con quelle boiate da studio aperto. quello scandalo clamoroso che solo un sacro giornalismo poteva svegliare. Sì, c’è un controllo propagandistico, concordo, che non è poi così assurdo da pensare, anzi,  ma c’è anche una continua messa in scena di balle. Balle gigantesche. E noi facciamo "sì sì" con la testa.

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