quattordici marzo duemilaotto

 
ora ti dico ciao.ora.
e ti saluto mentre sali sul treno e mi prometti che non tornerai più, mi giuri che stavolta è l’ultimo giro che fai su quelle rotaie arrugginite, mi confessi che sarai libera.
sto zitta. rovisto nelle mie tasche. una carta di caramella, il tuo numero nel-caso-che, una matita. chiudo gli occhi per sentire il treno. sei salita? apro gli occhi. sono io sul treno. sei tu rimasta là a guardarmi andare via. tu mi saluti. e ti prometto che no, non tornerò, non servirà tornare.
frugo nelle tasche. non mi hai lasciato il numero, non mi hai dato nulla per fare in modo che io ti rintracci. ho capito.
 
ciao.
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3 pensieri su “quattordici marzo duemilaotto

  1. mmm. in effetti non l’ho scritto in un momento molto lucido.e a pensarci. non l’ho scritto per farlo capire. pardon. non siete voi che non capite, sono io che non capisco.

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