Le recensioni della fontana

 
Esistono giornate in cui vogliamo essere consumate fino all’osso, dove l’obiettivo cruciale è piangere per un minimo di due ore. Detto fatto. Ieri mi sono accoccolata sulla mia comoda sedia prima e sui divanetti del cinema poi per gustarmi ben due film d’amore e ce ne sarebbe stato anche un terzo se la sera non fosse finita così in fretta. Il primo è l’hottest state di noi ventenni, quella spinta utopica e un pò bohemiene, il secondo mi ha dato motivo d’usare le maniche della felpa come kleenex. Cominciamo.
 
L’AMORE GIOVANE
Si vede poco Ethan Hawke a Hollywood, ma intanto scrive, dirige e produce film di grande dolcezza e sentimento come "L’amore giovane". William (alterego di Hawke?) è un attore di vent’anni che una sera, tra una bevuta e un flirt, incontra Sara e se ne innamorata pazzamente. Lei non risulta un personaggio simpatico, nel coros della storia, è ambigua e imprevedibile, non vuole innamorarsi ma trascina William tra le sue braccia e lui è immobile, non vive al di fuori delle ore passate con la ragazza. Giocano, progettano, studiano la loro esistenza basandola su sogni e desideri ma Sara è sempre distante, lo bacia e non lo sopporta per più di quattro-cinque giorni. Impedisce al ragazzo di liberare quel sentimento che lo sconvolge. William si fa narratore in prima persona di quella profonda sensazione di essere perfetti in compagnia dell’altro, dei salti e del tempo che rubiamo per mangiarlo nelle stanze da letto. La città ha colore e melodia (in questo caso New York, nei suoi bagliori autunnali a Mahnattan) e c’è un pò di strana poesia in tutto questo, quel sentirsi diversamente umani e fragili. Sara non lo ricambia, lo crede forse troppo bambino? O semplicemente non ne è innamorata e lo scaccia via come meglio crede? Non si intuisce chiaramente. "Ho il cuore spezzato prima di compiere ventunanni". Siamo ricondotti al mondo esterno, perchè esiste, a quanto pare, grazie ai ricordi del protagonista che vede il difficile divorzio tra i suoi genitori (Laura Linney e lo stesso Ethan Hawke)e la sua fuga verso il padre, quello che non l’ha cercato ma afferma convinto che avrebbe voluto. Sempre uguali, noi esseri umani: vorremmo ma non facciamo. Mai è stata data a William una lezione di vita, ma papà Hawke gliela concede, rapida e inutile tanto quanto una pacchetta sulla spalla: l’amore lascia la cicatrice, ma guarisce. Solo continua a fare male qunado fa freddo, ogni tanto.
Meritevolissima opera dell’attore-regista-scrittore (infatti il film è tratto dall’omonimo romanzo di Hawke) che mai scadde nella patetica immagine dei piccioncini litigarelli. Non c’è retorica e miele, è puro, pulito, malinconico al punto giusto. Perchè l’amore è anche malinconia, attesa, passione essenziale per crescere e trovare quel sentimento che tutti andiamo cercando.
 

 
PS:I LOVE YOU
Voglia di lacrime ma anche paradossale comicità in questo film tratto dal bestseller omonimo. Holly(Hillary Swank) e Jerry(Gerard Butler) sono una coppia innamorata e normalissima. Si sono sposati quando lei aveva diciannove anni e lui ventiquattro e ora che ne hanno una trentina nulla sembra cambiato. Ma Jerry muore a causa di un tumore al cervello e lì tutto finisce, anzi, in qualche modo comincia. Quella che vuole essere mostrata è la paziente speranza di poter tornare a vivere, con ossa rotte e cuore infranto ma la sopravvivenza a chi si ama è uno degli ostacoli insormontabili della vita, dell’esistere, dell’essere umani. "Non può piovere per sempre" giusto? E allora Jerry scriverà lettere e organizzerà la vita di sua moglie nel corso di un anno, dopo la sua morte,  per allenarla a sopportare il grandissimo dolore che deve portarsi dentro, in modo che almeno una parte del suo mondo non vada persa con lui. Dramma presentato sottoforma di bizzarra commedia dove gli amici e la famiglia servono come contorno ma è il viaggio personale e intimo a ridare senso al proprio cammino. In realtà, questo film è piuttosto basilare: lei e lui si amano, lui muore, lei non sa che fare. La regia non è nuova o innovativa, è regolare, senza sbavature e senza rischi. Quindi funziona nel suo genere di film drammatico con qualche risata amara, ogni tanto, per dimenticare che si muore. E’ un buon film se non si pretende altro che struggersi e accartocciarsi su se stessi riflettendo su quanto è magra l’esistenza di tutti noi, direi quasi un sofa-film. Non ci cambia la vita ma ci lascia un pò sfogare e, perchè no, arrabbiare con l’amore che non ha mai l’orologio giusto.
(e poi Gerard Butler è un gran bell’uomo…).
 

 
 

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8 pensieri su “Le recensioni della fontana

  1. "Non può piovere per sempre". Giusto, può anche venire giù il diluvio universale. O se sei proprio fortunata, ti può arrivare anche una bella tromba d’aria.

  2. o uno tsunami…
    che disperazione!
    Bea riprenditi. I sentimenti sono un campo delicato…lo so. ma vanno affrontati.

  3. No, ma hai ragione, eh. Su su, che noi siamo più forti. Non so di cosa, ma lo siamo… Meglio evitare di fare gli struzzi e affrontiamo le paure. Chissà che affrontandole non si riesca a vincerle… Ti pare? Mi scuso se ormai ti ho eletto a donna-che-si-sorbe-i-miei-momenti-scazzosi, ti prometto che tornerò ai livelli di prima. Prima quando? Beh, di prima. Di Pratescia, tipo. O delle Cbdr, anche se mi sfugge ora che volesse dire quell’acronimo. :) rileggerò il guest book, va… :)

  4. ahaha. ci mancherebbe altro. tu mi assumi come donnachesisorbisceituoimomentiscazzo ma non scampi bella. io ti assumo come donnachesisorbiscelemiepippementali. sappilo fin da subito e se vorrai evadere..beh…ti troverò (segue risatina satanica).
    ad ogni modo, spero di non essere sempre sfigata in amore. Che palle…

  5. MUAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAH (intedevi una risata del genere? brr che paura.)
     
    tranquilla. affare fatto. ci sto.

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