Alla ricerca di un’identità

Dicesi "zitella" colei che non è sposata. Nell’uso comune donna non più giovane e nubile. Per estensione, persona dal carattere acido e aspro.
 
Bene. Per la verità io non lo sono, allora.
Bene.
Bene bene bene.
 
Non amo i gatti.Mia madre, fin da piccola, mi scostava da qualsiasi simile ai felini terrorizzandomi con una malattia, di cui ora non ricordo il nome, se li avessi toccati o tenuti in braccio. Con la C forse…mah. Comunque lungi da me stare con gatti, cani, cavalli o qualsiasi altra forma d’essere vivente vegetale o animale. Dunque non sono una gattara, un’animalista, una del WWF.
 
Non voglio diventare Miss Italia. A prescindere dal fisico scultoreo che possiedo ma cammuffo con pane e Nutella, vorrei avere una vita relativamente lunga e interessante ma d’altra parte spero che che Miss Italia si rompa una gamba e che siano costretti ad abbatterla. Non volendo fare questa fine, non mi si addicono la velina, la lette(st)ronza, la dietologa (ipocrita!), la top model, la passerona di turno.
 
Il mio QI non è dei migliori. A scuola ce lo propinarono e presi un bel 115 imbrogliando di sana pianta (il che si può riassumere in: "Ila mi fai questo conto?" – "Fra dai un’occhiata sul libro…" – "Lety a te è uscito così quel coso?") per cui non mi sento nè astrofisica nè astronauta e se non avessi sempre avuto un trauma (tradotto in due e mezzo in pagella) in matematica e nelle materie scientifiche in generale farei anche la biologa o la ricercatrice.
 
Non odio i bambini. E’ stupido odiare i bambini. Ma mi fanno talmente incazzare…
No maestra, no baby-sitter, no pediatra, no mamma.
 
Quando andavo alle medie, mi ero impuntata su due strumenti musicali: la chitarra, di cui ora so riproporre JINGLE BELLS versione stonata, e il pianoforte, di cui ora so produrre LA CUCARACHA versione "una nota ogni ora". Ero certa che prima o poi sarei riuscita a far vedere all’Italia (pensavo in piccolo) quanti giovani talenti andavano sprecati e invece dimostrai quanti giovani devono dignitosamente sparire dalla scena. Niente carriera musicale, addio ai provini per High School Musical 3 e posso pure scordarmi di diventare la spalla di Hannah Montana.
 
Ballare. Ah. Due mesi di hip hop per rimorchiare un rapper. Lì ho capito che l’espressione "non è che non sei brava, ti manca solo la coordinazione" significa "sei un sacco di patate col culo grosso". Quindi l’ardente voglia di cingermi con le braccia di Bolle va uccisa. Definitivamente.
 
Non ho paura del sangue ma se me ne tolgono due millilitri ho una crisi e vari svenimenti. Mi fa schifo il moccio, per me le vene sono tutte indifferentemente invisibili, i batteri la tosse gli ipocondriaci le mamme isteriche mi agitano. Riderei in faccia a quelli che mi parlano di: disfunzioni ormonali ("Dottore, c’ho sempre voglia di scopare"), disfunzioni sessuali ("Dottore, ce l’ho piccolo / Dottore ce l’ho larga"), disfunzioni intestinali ("Dottore, dottore ho le emorroidi" – "Usi il limone" – "L’ho fatto ma quando lo tolgo ricominciano". Quanta poderosa cultura di strada). Ergo: no medico di famiglia, no chirurgo, no ginecologa, no infermiera, no psicoterapeuta, no sessuologa.
 
Ci sarebbero miliardi di occupazioni al mondo. Quello che fa per me? Aprirò un’agenzia matrimoniale.
Dopo il divorzio.
 

 
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2 pensieri su “Alla ricerca di un’identità

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