Ho sbagliato il mio giorno di nascita

 
Spero che qualcuno riesca a capire o provare quello che sento e tenterò di dire adesso.
Stavo guardando, fino a 10 minuti fa, le foto di famiglia, quellle dei miei nonni negli anni ’60 e ’70 e quelle dei miei genitori negli anni ’80.
Ho sentito, mentre quelle immagini un pò ruvide, un pò gialle, mentre qualche sorriso in bianco e nero mi diventava così familiare che io non appartenevo a quel mondo, che il mio posto non c’era tra quei volti e quelle persone che avevano davanti agli occhi tutto, tante cose da fare e da vedere, quanti universi da scoprire, quanta storia da attraversare. Un senso di non appartenere a questo mondo mi è scivolato nelle vene, i miei pensieri si sono offuscati assieme ai miei occhi, quasi in lacrime, e più osservavo il passato – e in qualche modo il futuro che io, profetica Sibilla, già conoscevo – più mi rendevo conto, poco a poco, che quello era un universo che non sarebbe mai più tornato e che io, purtroppo, non ho mai neppure avuto occasione di vedere. Magari qualcuno legge e pensa: "Che seghe mentali…" ma non me ne frega più di tanto. IO sto cercando di esprimere un vuoto incolmabile che ho qui, nel cuore e nella mente. Quei giorni trascorsi, quei sorrisi sbiaditi eppure così palpabili attraverso la fotografia come se tutti fossero lì accanto a me, mia nonna che ha in braccio mia madre e ancora non conosce il dolore di un tumore al cervello inarrestabile, mio padre con i bicipiti scolpiti dopo 2 anni nella guerra del Libano dell’83…e io? Io guardo un pò le mie foto e vedo una ragazzetta che cerca di farsi bella e apparire in mille pose senza mai, peraltro, uscirne soddisfatta, vedo silenzio, sento ombra. Non dovevo nascere nell’88, no, me ne rendo conto sempre di più, ogni giorno (ogni foto) che passa che io ho sbagliato clamorosamente il mio periodo storico. Sono circondata da un mondo che mi fa schifo, privo di storia, cultura, passione. L’apice della sofferenza è la teatralità della sofferenza stessa, la passione e l’animosità verso ciò che è attorno a noi non esistono più, quelli della mia età sanno a memoria gli eventi mondani di Costantino e non capiscono un cazzo se ti permetti di parlare del tempo che fu…
Non arrivo a conclusione perchè non esiste.
Io sono nel 2000 e mi tocca restarci per quanto mi faccia pena tutto quello che vedo e la mia unica possibilità di sopravvivenza è costruirmi un mondo parallelo dove rifugiare me stessa.
 
Le foto mi trasmettono troppa malinconia.
Annunci

8 pensieri su “Ho sbagliato il mio giorno di nascita

  1. da anni non guardo  più le vecchie foto, mi farebbe troppo male. dopo tutto, non ho scelto di nascere in questa famiglia ma posso scegliere di non pensarci.
    a volte penso anche io che questa epoca non mi appartenga, però poi mi sorge un dubbio: se questo non è il mio tempo, qual’è il mio? perché è facile dire che il 2000 fa schifo, difficile è adattarsi, visto che la macchina del tempo non ce l’abbiamo; volenti o nolenti nel 2000 viviamo e qui resteremo imprigionati.
    non so come fossero gli anni 60, 70, 80, il Medioevo o il futuro, e penso sia un’ipocrisia cercare di immaginarli: non li abbiamo vissuti, punto, inutile guardare film o sfogliare le pagine ingiallite dei vecchi giornali.
    forse prima la gente era più vera, ma viveva dietro la maschera delle piccole "certezze" (i Bot, la DC, la cortina di ferro e il paternalismo degli Usa, gli impieghi alle Poste, la tv buonista della Rai e di Canale5 degli esordi) che le garantivano una vita tranquilla, al prezzo della possibilità di esprimersi pienamente, e di essere sé stessi.
    non possiamo dire se quella epoca fosse migliore di questa; intanto viviamo questa, cercando di cambiarla o quanto meno di non farci cambiare (già quella è un’impresa).
    e poi, sinceramente, questo 2000 non è tutto da buttare, dai: ci sono i telefonini, i dvd, i lettori mp3, c’è internet!, che ci permette di confrontarci anche se siamo lontani… seriamente, qualcosa da salvare c’è.
    ogni medaglia ha il suo rovescio.

  2. no, mai detto che quegli anni erano migliori in assoluto. Sono migliori per me e non perchè non c’erano le Veline in tv, non sono così buonista e superficiale, ma perchè c’era un senso comune di lotta, di passione nell’agire – nel bene e nel male ovviamnete, perchè non dimentico le Br – e di sincero coinvolgimento nella vita (soprattutto politica). Erano anni di merda, non certo quelli che chiunque desidera, ma preferirei essere nata nel mezzo della guerra del Vietnam che nel mezzo della festa dei folli, dell’inutilità, della vita sprecata.
    No, io non salvo questo millennio o secolo, io non salvo il mio periodo storico, non mi sento a mio agio, non credo che sia il momento migliore in cui vivere e crescere. Sento solo enorme infecondo vuoto – nel cervello delle persone.

  3. La cosa migliore è essere noi stessi senza guardare il passato , ma imparando dal passato!
    Cerchiamo di ricordarlo senza discriminare il presente!
    Parli di un mondo parallelo che è difficile da definire, troppo difficile!
    E’ una vita che ci sto provando!
    Passa a farmi visita quando vuoi per il mio SPACE!
    Salvatore.

  4. sì, magari qualcuno può vederlo come un’esagerazione ma io non riesco a trovarmi in mezzo a questo vuoto, a questo BUCO che sento, vedo…non posso bloccare questo sentimento!e mi spiace essere l’unica, per ora, a provarlo.

  5. Veline? a quei tempi c’erano le vallette di Mike Bongiorno che neanche aprivano bocca! almeno oggi parlano! quelle si, erano gnocche senza testa (ogni riferimento NON è puramente casuale)…
     
    scherzi a parte Clara, so che senti quegli anni più tuoi rispetto a questi perché ritieni avessero qualcosa che oggi si è perso, ed è giusto: oggi parlando di 30 anni fa pensiamo alla lotta politica e all’impegno giovanile, fra 30 anni parlando di oggi penseremo a Costantino e alla pupa e il secchione; se Manzoni vivesse oggi ci penserebbe due volte prima di lasciare ai posteri l’ardua sentenza, chissà che penserebbero…
    fin qui siamo d’accordo, ma se guardi a fondo scopri che tutta questa differenza non c’è, ed è questo che intendevo per "maschere". "maschera" è tutto ciò che usiamo per mimetizzarsci, per confonderci nella massa, per omologarci… non importa cosa sia: oggi sono gli abiti firmati, ieri era la lotta politica.
    a quei tempi era obbligatorio essere schierati politicamente: o eri di destra (pochi) o di sinistra, ma qualcosa dovevi essere, super partes non era concepibile. così non era una scelta ma era imposto dalla massa, dall’ambiente; aveva ben poco significato (e oggi ne ha ancora meno…).
    se tutti intorno a me stanno da una parte devo starci anche io, anche se per me destra e sinistra sono solo le scarpe o le ali di un pollo.
    è ovvio che in quel contesto il senso d’appartenenza non poteva essere lo stesso per tutti: c’era chi ci credeva, chi ci stava tanto per starci, chi ci stava per guadagnarci. esattamente come avviene in ogni gruppo sociale.
    ora: quelli che ci guadagnano, di solito, stanno in alto; quello che ci sono "tanto per", sono la massa; quelli che ci credono, sono coloro che ci rimettono, perché con il passare del tempo arriva la delusione, quando si prende coscienza che le cosa vanno come sopra. tu appartieni all’ultima categoria, ed anche io.
    in vita ho fatto parte di una scuola (come ogni essere alfabetizzato…), di un movimento in difesa dei diritti umani, di una tifoeria organizzata, di una comunità relisiogsa non cattolica, di un centro sociale, di un’associazione di volontariato, di un circolo del libero pensiero. mi manca solo un’assemblea condominiale e poi avrò fatto l’en plein delle formazioni sociali sulla faccia della Terra…
    ovunque sono stato mi sono impegnato, ho fatto quello che potevo, ho cercato di lottare per ideali nei quali non sempre ho creduto ma che in un dato momento ho ritenuto giusti.perché sentivo il bisogno di appartenere a qualcosa e perché, come te, cercavo gente con un cervello, merce rara. e vuoi sapere come è andata? sempre allo stesso modo: io lottavo mi impegnavo ci credevo e poi mi rendevo conto di essere l’unico cretino a fare queste cose sul serio.
    non credo che ai tempi di mio padre le cose fossero molto diverse… papponi, fannulloni, sgobboni sono sempre esistiti, in ogni tempo e luogo.
    il coinvolgimento di quegli anni non era così profondo come tutti ci raccontano, semplicemente la gente sentiva il bisogno di dedicarsi a qualcosa; oggi noi giovani abbiamo tutto e subito da mamma e papà e non sentiamo la necessità di consacrarci a qualcosa, senza pensieri si vive meglio. almeno così sembra.
    io penso che ogni epoca, quando le cose vanno male, se ne rimpiange un’altra in cui le cose andavano meglio… nella storia degli uomini, ogni tempo ha avuto la sua Età dell’Oro.
    ma è sbagliato mitizzare un’epoca, non rimpiangerla.
    Clara so che su molte cose non sarai d’accordo, ma sai bene che non parlo tanto per parlare, ho i miei motivi (anche personali) e te li ho illustrati per quanto possibile.
    il vuoto che hai tu lo abbiamo in tanti; in tanti vorremmo un mondo diverso, tutti vorremmo fare qualcosa pochi di noi lo fannoveramente. avevo chiuso il mio intervento dicendo che, anche se questa epoca non ci piace, è comunque quella in cui siamo nati e in cui dobbiamo vivere. se non ci piace dobbiamo fare qualcosa per renderla migliore: non ci riusciremo, ma almeno ci avremo provato. non serve creare un mondo parallelo: è un pò come scappare, ma la realtà è più veloce, alla fine ci raggiunge sempre.
    non siamo in Vietnam, ma anche in mezzo a questa calma piatta tanto quanto gli elettroencefalogrammi di chi ci circonda ci sono tante cose che possiamo fare.
    tu qualcosa hai fatto: hai creato un blog e hai detto quello che pensi.
    non è una cosa da tutti, credimi: sono in pochi ad espimere le proprie opinioni prima di verificare se tutti gli altri la pensano allo stesso modo.
    una maschera è sempre una maschera.
     
     
    ps:ieri Msn non mi ha permesso di scrivere, oggi neanche voleva farmi accedere… ecco le nuove tecnologie dell’altrettanto nuovo millennio di cui parlavo, va bè…

  6. Caro Luca, il tuo messaggio è abbastanza lungo e interessante (come gli altri d’altronde) e ora cero di rispondere come meglio posso, perdona qualche errore o qualche contraddizione.
    Io non mi sento proprio d’accordo con te, dissento un po’, non di molto, ma comunque dissento perché, ci tengo a replicarlo ancora una volta anche se nauseo, io non disprezzo il 2000 pensando che il 1970 era perfetto, era vivo, era lucido e ben fatto…non sono come i nonni o i genitori che replicano: “eh…ai miei tempi…”, io non la penso così. Io vedo, ho le prove chiare e concrete, che la mia generazione – che perdonami ma non è più la tua e forse è per questo che hai una visione diversa – se ne sbatte altamente di cultura e affini. Non voglio fare di tutta l’erba un fascio, è chiaro, però prendo un campione di 1000 ragazzi e ti provo che su quei mille forse 20 hanno mai letto un libro decente che vada oltre TRE METRI SOPRA IL CIELO, forse 20 sanno chi è il presidente della Repubblica, forse 20 hanno mai deciso di evitare di guardare L’ISOLA DEI FAMOSI per dedicarsi ad altro. Ora, non puoi venirmi a dire che tutti pensano che 30 anni fa si stava meglio, non puoi venirmi a raccontare che è normale vedere sempre il negativo del proprio periodo storico, non è così. Tante persone apprezzano molto quello che le circonda e non vorrebbero vivere negli anni di piombo. Io invece mi baso sulla realtà, basta leggere ogni tanto il Corriere o qualsiasi altro quotidiano e leggi che “si preferiscono i ragazzi che negli anni ’70 lanciavano le bombe piuttosto che questi lassisti” (perdonami, vado a memoria altrimenti ti citerei perfettamente il giornalista e il giorno…). Insomma, i ragazzi si univano alla sinistra o alla destra per essere tutti un buon gregge, certo, ma questo era ovvio, lo si fa ancora e lo si farà sempre, però almeno si univano ad un pensiero, combattevano per qualcosa – non dico che sia un bene lanciare le bombe, che questo sia chiaro, però dimostravano di non pensare solo alle ragazze di Mike Bongiorno! Elemire, ci saranno sempre le pecore che seguono tutto e tutti senza crederci, ci saranno sempre quelli estremi, quelli troppo esagerati che per esprimersi uccidono alla stazione di Bologna, ci saranno sempre quelli che diranno che “prima si stava meglio” ma io voglio concentrarmi su questo: io non vorrei essere nata nel ’70 perché si stava meglio, perché questo secolo nuovo mi annoia ma perché anche se pecore anche se tutti di sinistra anche se di parte si era qualcuno, si era parte di un pensiero che faceva la storia. Mi spiego ancora meglio ma dopo questo non so più come dirlo: dimmi un momento storico che ha scosso le basi della storia- ma non per 2 mesi, per 30 anni! Penserai alle Torri Gemelle…nient’altro, nulla di realmente significativo come può esserlo stato il ’68 o il ’93 o il ’78. Ora dimmi un movimento artistico che ha rivoluzionato l’arte, al pari di surrealismo, impressionismo, barocco…Non c’è…Pari all’arte che ha fatto RIVOLUZIONE, questa parola per me è centrale, non c’è. Dimmi un romanzo che apparirà sui libri d’italiano accanto a Pirandello, accanto a Pascoli…è la generazione dei Moccia, è il tempo delle Melissa P. Ma non vedi?? Certo, non devi essere d’accordo ma io non riesco assolutamente a ritrovarmi nelle tue parole, scusami, e comunque apprezzo ciò che scrivi.

  7. si era parte di qualcosa, che è sempre meglio che non essere parte di nulla, ma una cosa è essere parte di un’ideologia, altra è esserlo di un’ideale. l’ideale sono e sono sempre stati in pochi ad averlo, sempre l’uno per mille. a prescindere che il restante novecentonovantanove si proclamasse di destra o sinistra allora o pensi all’Isola dei Famosi oggi: è sempre la stessa massa, sempre lo stesso gregge. chi ci crede si impegna, chi può ne approfitta .per questo per me non farebbe differenza vivere oggi o allora.
    su un punto hai ragione: ci vorrebbe una rivoluzione, ma le rivoluzioni avvengono una volta ogni tanto perché, se ci fossero più spesso, gli anni come il ’68, ’78, ’93 che citavi non sarebbero stati significativi rispetto a tutti gli altri. adesso non è il momento, tutto qui.
    le rivoluzioni ci sono quando uno di quei venti che hanno letto qualcosa di diverso da tre mtrei sopra al cielo (o il codice da vinci…)
    decide di riunire gli altri diciannove: allora qualcosa si muove.
    questo non succede perché ognuno di noi, purtroppo, non sa riconoscerli in mezzo a tutti gli altri; ognuno crede di essere l’ultimo dei mohicani che combatte una battaglia spirituale contro il suo tempo, ognuno che carica i mulini a vento vedendovi dei giganti.
    da un alto è una presunzione (perché lo è…), dall’altro è un alibi per non far nulla.
    Clara, il senso del mio messaggio (di tutti i miei messaggi) è sempre lo stesso: la realtà è questa, non è incoraggiante ma in mezzo a tutto il vuoto e indifferenza che vedi, ci comunque sono diciannove dispersi da recuperare.
    io salvo qualcosa del nostro tempo perché so che qualcosa da salvare c’è, ed è su quello che dobbiamo concentrarci. troppo facile lamentarci di ciò che non va, più difficile è sporcarsi le mani.
    non tutto è da buttare.
     
    ps: la mia generazione? la NOSTRA! sette anni di differenza non fanno una generazione; potresti essere mia sorella, non mia figlia…

  8. è un discorso che proprio non riusciamo ad estinguere.
    Ed io non sono nuovamente capace di capire ciò che dici ed esserne d’accordo.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...